berlusconi e mafia.parlano i pentiti

Pubblicato: ottobre 4, 2009 in berlusconi e la mafia
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http://pensierimadyur.blogspot.com/2009/10/dellutriberlusconi-e-mangano-il.html 

 

Lo stalliere Vittorio Mangano “si interessava di cani , ma non sapeva nulla di cavalli”, disse Marcello Dell’Utri cinque anni fa ai giudici di primo grado che lo stavano processando per concorso esterno in associazione mafiosa. Cosa ci faceva allora quel boss di Casa Nostra nella tenuta di Arcore di Silvio Berlusconi? “Mangano era il simbolo vivente della tutela di Cosa Nostra a Silvio Berlusconi”. Così il procuratore generale Gatto ha affondato il primo pesante colpo contro il senatore del Pdl nella requisitoria nel processo d’appello.

Berlusconi-Dell'utri

Il colonnello dei carabinieri Michele Riccio , dice di Marcello Dell’Utri “Il pentito Luigi Ilardo mi disse che era uno dei contatti politici con le cosche”. Il perché non fece il suo nome lo dice ancora Riccio “Nel 1995 Dell’Utri era il nuovo che avanzava , la parte più pericolosa dei contatti con la mafia. Per questo ne parlai solo con i Pm di Firenze che indagavano sui mandanti occulti delle stragi del 1993”.

Nessun dubbio , secondo il Pg, che Mangano fosse stato chiamato ad Arcore da Dell’Utri per proteggere Silvio Berlusconi dal pericolo di sequestri , in quegli anni ‘70 un incubo per molti ricchi imprenditori del Nord Italia. Erano anni in cui le vecchie amicizie palermitane di Dell’Utri tentavano l’aggancio al Nord con gli ambienti economici che contavano. E più di un pentito , tra quelli giudicati attendibili, ha raccontato di cene e incontri : a Milano, nel 1975, Dell’Urti porta Berlusconi da Stefano Bontate , allora potente capo della famiglia di Santa Maria di Gesù, presenti anche boss del calibro di Mimmo Terresi e Nino Grado. Al ristorante “Le colline pistoiesi” invece, Dell’Utri si presenta con Vittorio Mangano a cena ancora con Grado e con Antonino Calderone, poi diventato uno dei più importanti collaboratori di giustizia. Al matrimonio del boss Fauci , Dell’Utri è seduto al tavolo con altri mafiosi.

“Per tutti questi episodi – ha concluso il pc – le giustificazioni date da Dell’Utri ai giudici sono assurde. Il comportamento di Dell’Utri è conforme a quello mafioso. Dentro le aule , infatti, smentisce la sua vicinanza alle cosche e la sua estraneità ai fatti , fuori, come è riportato in diverse interviste , difende Mangano”.

Vittorio Mangano , mafioso della famiglia di Porta Nuova, è conosciuto in tutta Italia come lo stalliere di Berlusconi. Al processo del 1995 a Mangano gli chiedono da quando conosce Dell’Utri , lui risponde “Da una vita”. Poi precisa “Da quando Dell’Utri era presidente della squadra Bacialo , io andavo al campo dell’Arenella a vedere a giocare quei ragazzi, un bel calciatore era anche il figlio di Tanino, Tanino Cina”. Vittorio Mangano, raccomandato da Dell’Utri è il nuovo stalliere del futuro premier , ma è già stato tre volte all’Ucciardone , due volte diffidato come soggetto pericoloso, due volte finito sotto inchiesta per ricettazione e tentata estorsione , una volta sospettato di traffico di stupefacenti. I mafiosi scendono e salgono dalla Sicilia per conoscere i suoi padroni, grazie all’aggancio di Mangano.

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Francesco Di Carlo , boss della droga, racconta “In un ufficio non molto distante dal centro di Milano ci accolse Dell’Utri. Dopo 15 minuti venne Berlusconi. A quella riunione eravamo presenti : io, Tanino Cina, Mimmo Teresi, Stefano Bontate, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi”. La riunione finì “Berlusconi disse che era a nostra disposizione per qualsiasi cosa e allora anche Bontate gli rispose nello stesso modo”. Sei padrini salgono a Milano, Dell’Utri scende a Palermo. Frequenta Albanese della famiglia Malaspina. E poi Citarda. Tutti e due legatissimi a Bontate: il capo dei capi che ha voluto Mangano ad Arcore.

Il pentito Cencemi spiega “Il rapporto fra Mangano e Dell’Utri era strettissimo. Mangano in pratica usava Dell’Utri e gli poteva chiedere qualsiasi cosa: per esempio Mangano mi disse che nella tenuta nella disponibilità di Dell’Utri furono nascosti anche latitanti…i fratelli Grado”.

Quando Mangano morì, il premier pianse. Il senatore “E’ morto per causa mia. Era ammalato di cancro, è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e di Berlusconi. Se lo avesse fatto , l’avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E’ un eroe, a modo suo”. I figli dello stalliere sulla tomba hanno fatto scrivere “Hai dato un valore alla storia degli uomini non barattando la dignità per la libertà”.

 

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