Giorgio Ambrosoli

Pubblicato: ottobre 4, 2009 in berlusconi e la p2
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http://www.rifondazione-cinecitta.org/giorgioambrosoli.html

 

 

Giorgio Ambrosoli

 L’11 luglio 1979, l’avv. Giorgio Ambrosoli fu ucciso da sicari mafiosi per avere portato a termine senza cedere a pressioni o ricatti, coerentemente con i valori in cui credeva, il compito affidatogli dallo Stato di liquidare la Banca Privata Italiana di Michele Sindona.  In un’Italia sempre più parolaia, inflazionata da falsi miti e dal falsi  eroi, non sempre disinteressati, il ricordo di chi ha fatto veramente politica “in nome dello Stato”, e per questo ha pagato, insieme alla Sua  famiglia, il prezzo più alto, è veramente un esempio che tutti noi dovremmo avere sempre ben presente.

Il 14 luglio 1979 al funerale dell’avvocato non presenziò alcuna autorità di governo e nessuna autorità in rappresentanza del governo.

 

 

Nel delitto Ambrosoli si ritrovano alcuni personaggi di oscure vicende italiane: Licio Gelli, Giulio Andreotti, Franco Evangelisti, il giornalista ricattatore di Op. Il professor Marco Vitale ha scritto in morte di Ambrosoli: “L’assassinio di Ambrosoli è il culmine di un certo modo di fare finanza, di un certo modo di far politica, di un certo modo di fare economia. I magistrati inseguono esecutori e mandanti del delitto, ma dietro ci sono i responsabili, i responsabili politici. E questi sono tutti coloro che hanno permesso che la malavita crescesse e occupasse spazi sempre più larghi nella nostra vita economica e finanziaria, e questi sono gli uomini politici che definirono Sindona salvatore della lira, sono i governatori della Banca di Italia che permisero che i Sindona penetrassero tanto profondamente nel tessuto bancario italiano, pur avendo il potere e il dovere di fermarli per tempo; sono i partiti che presero tangenti formate da denari rubati ai depositanti sapendo esattamente che di questo si trattava: sono quelli il cui nome è scritto nella lista dei cinquecento che hanno nascosto i soldi oltre frontiera, tutti quelli che da venti anni al vertice della politica e della economia hanno perso persino il senso di cosa sia la professionalità, cioè il subordinare la propria fetta di potere piccola o grande che sia, agli scopi dell’ordinamento, delle istituzioni, della propria arte o professione, all’interesse pubblico”.
L’avvocato Ambrosoli ha vinto o perso la sua scommessa sulla onestà? Personalmente l’ha vinta, storicamente l’ha persa. Negli anni passati dalla sua morte l’integrazione nel male, la “facilità del male” sono aumentate non diminuite.

Stralci di un articolo di Giorgio Bocca del luglio 1999

 

 

Così fu ucciso grigio Ambrosoli

TUTTI I NOMI DELLA SENTENZA ISTRUTTORIA RINVIATI A GIUDIZIO: Michele Sindona, Rodolfo Guzzi, Pietro Alessandro Magnoni, Maria Elisa Sindona, Robert Venetucci, Luigi Cavallo, Walter Navarra, Italo Castaldi, Joseph Miceli Crimi, Francesco Fazzino, Francesca Paola Longo, John Gambino, Rosario Spatola, Vincenzo Spatola, Anthony Caruso, Joseph Macaluso, Salvatore Macaluso, Vincent Macaluso, Ignazio Puccio, Francesco Foderà, Giacomo Vitale, Umberto Castelnuovo, Joseph Sano, Michele Barresi, Gaetano Piazza, Antonio Terrana. PROSCIOLTI: Maria Fazzino, Anna Bonomi Bolchini, Antonino Spatola, Alberto Savì. MORTI DURANTE L’ ISTRUTTORIA: Roberto Calvi, William Joseph Arico. RICHIESTA DI PROSEGUIMENTO ISTRUTTORIA: Licio Gelli. ANCHE A PALERMO UN SUPPLEMENTO D’ INDAGINE SUL BANCAROTTIERE RESTANO OMBRE SUL FINTO SEQUESTRO MILANO (P.L.G.) – Giorgio Ambrosoli è stato ucciso da tre settimane; Mario Sarcinelli ha perduto l’ incarico alla Banca d’ Italia; gli americani sembrano propensi a rifiutare l’ estradizione in Italia. E’ proprio in questo momento di apparente trionfo e precisamente il 2 agosto ‘ 79, che Michele Sindona, in libertà provvisoria per il dissesto della Franklin Bank, sparisce da New York. La cosa sembra assurda, pochi credono al sequestro da parte di un gruppo di estremisti di sinistra, come compiacenti e moltiplicati indizi sembrano indicare. La non c’ è nulla di assurdo, Sindona tenta così quello che i giudici definiscono “il grande ricatto”. Con un passaporto falso intestato a Joseph Bonamico, barba finta e parrucchino. Sindona passa dall’ Austria alla Grecia per sbarcare infine in Sicilia. A Palermo è ospite di una donna, Francesca Paola Longo, e di un medico, Joseph Miceli Crimi, che fa la spola fra l’ isola e gli Usa. Ed è proprio questo medico che, con tutte le precauzioni, procura una leggera ferita a Sindona, che completa così il suo personaggio di vittima. Dpo di che l’ affarista comincia a bombardare i familiari (come il genero Pier Sandro Magnoni e la figlia Maria Elisa, che però l’ accusa ritiene al corrente della finzione) e i suoi avvocati, con una serie di documenti, vero capolavoro di letteratura mafiosa. Sindona infatti sostiene che i suoi sequestratori vogliono documenti riservati sugli scandali italiani e che lui si barcamena. Questo è, secondo i magistrati, il “grande ricatto”, rivolto principalmente a quell’ oligarchia occulta che l’ affarista ha sempre frequentato e dalla quale si attende concreti aiuti. La sceneggiata dovrebbe culminare in un incontro a Vienna fra i “sequestratori” e i suoi avvocati. Ma l’ incontro fallisce per una “causa” tutta italiana, il disservizio postale. Così, un messaggero di Sindona viene arrestato, si risale la trafila e il “rapimento” sortirà l’ effetto contrario, portando oltre che allo smascheramento di Sindona, anche alla scoperta dei documenti della P2 a Castiglion Fibocchi. “ATTRAVERSO IL VENERABILE UNA TRATTATIVA SOTTERRANEA” MILANO (p.l.g.) – L’ ultimo capitolo della sentenza si intitola Licio Gelli e la loggia P2, evidentemente i magistrati lo ritengono il coronamento del loro lavoro. Gelli dunque e i suoi “fratelli” sono al fianco di Sindona fin dal primo momento. E’ Gelli a muovere Stammati perchè prema sulla Banca d’ Italia; è Gelli che vanta con l’ avvocato Guzzi le sue aderenze nella Guardia di Finanza (il comandante generale è un affiliato); è a Gelli infine che Sindona si rivolge perchè convinca Roberto Calvi a intervenire a suo favore. Gelli è dunque – sostengono i magistrati – “il grande archivista, il grande confessore, il grande mediatore di un’ associazione segreta cui appartengono sia Sindona sia Calvi, il notaio di quel potere oligarchico parallelo che, negli anni Settanta e fino all’ inizio degli Ottanta, si stava impadronendo delle istituzioni della Repubblica”. E ancora: “Licio Gelli è il canale privilegiato se non esclusivo attraverso il quale Sindona pensava di intavolare una trattativa sotterranea con quei settori dell’ establishment ai quali era rivolto il suo programma ricattatorio”. Così Gelli fa da arbitro fra Calvi e Sindona quando questi attacca il presidente dell’ Ambrosiano, attraverso i manifesti minatori, (ma documentatissimi) preparati dal noto “specialista” Luigi Cavallo. E ciò per ottenere non solo appoggi ma dollari. Ora i magistrati hanno deciso di continuare le indagini per accertate come e quanto Gelli abbia “favorito” Sindona ma anche come abbia partecipato alle estorsioni compiute o tentate ai danni di Calvi. Lo assolvono invece dalle accuse di aver partecipato alle intimidazioni ai danni di Cuccia e di aver contribuito a simulare il “rapimento”. – di PIER LUIGI GANDINI  21 luglio 1984

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