La Fininvest condannata a pagare 750 milioni di euro

Pubblicato: ottobre 4, 2009 in attualità
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La Fininvest condannata a pagare 750 milioni di euro
Domenica 04 Ottobre 2009 19:56 Andrea
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Il Tribunale Civile di Milano pronunciandosi sulla vicenda del Lodo Mondadori ha condannato la Fininvest condannata a pagare 750 milioni di euro a De Benedetti. «Faremo subito appello», ha fatto sapere Fininvest alla luce della sentenza del Tribunale Civile di Milano sulla vicenda del Lodo Mondadori. I legali della società sono pronti a depositare un’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza con cui ieri il Tribunale ha condannato la società a versare, a titolo di risarcimento, quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. È questa la decisione filtrata nelle ultime ore dal collegio di avvocati di Fininvest che depositeranno la richiesta sospensiva solo dopo la lettura delle motivazioni del provvedimento e che contano di avere in mano già domani mattina.

Così nei prossimi giorni il pool di legali della società di via Paleocapa dovrebbe depositare alla Corte di Appello civile l’istanza per bloccare l’esecutività della sentenza «con buone argomentazioni da spendere in punto di diritto». In attesa di conoscerne le motivazioni, la Fininvest ha ribadito in una nota «la correttezza del suo operato, la validità delle proprie ragioni e degli elementi che sono stati addotti per sostenerle», definendo il provvedimento «una sentenza profondamente ingiusta». In seguito alla sospensione si passerà subito alla fase due: l’impugnazione che riguarderà anche la condanna generica al risarcimento a Cir dei danni non patrimoniali che, come ha disposto il Tribunale, dovranno essere liquidati in un altro giudizio. I legali di Fininvest entrano nel merito della vicenda e la descrivono in questo modo: in una dichiarazione l’avvocato e professore Romano Vaccarella, ex giudice della Corte Costituzionale, è partito dal concetto di «perdita di chance di un giudizio imparziale» che è alla base del la decisione del risarcimento dovuto a Cir, per affermare:«Nel nostro caso anche se a conclusione di un processo che il giudice unico di Milano ritiene non imparziale, la Corte d’Appello di Roma emise una sentenza che diede torto alla Cir: se questa sentenza fosse ingiusta, il danno per la Cir deriverebbe dalla sentenza e non certamente dal fatto che il giudizio non è stato imparziale; se, invece, questa sentenza avesse dato giustamente torto alla Cir, non vi sarebbe alcun danno patrimoniale nonostante la non imparzialità del processo». In pratica, commenta Vaccarella, «la sentenza del giudice unico del Tribunale di Milano sembra abbia voluto eludere il nodo della causa: non potendo dire che il contenuto della sentenza che diede torto alla Cir è stato frutto di corruzione, riconosce un abnorme risarcimento per la perdita della possibilitá di un processo imparziale, anche se conclusosi con una sentenza che non si osa dire che abbia ingiustamente dato torto alla Cir. Insomma, la Cir aveva torto, ma ha perso la chance di farsi dare ingiustamente ragione, e quindi le va riconosciuto più di quello che avrebbe ottenuto se avesse davvero avuto ragione!». Nel frattempo la vicenda ha già acceso il dibattito politico, in apertura di una settimana critica in quanto c’è la Corte Costituzionale che si dovrà pronunciare sul Lodo Alfano. La condanna ha portato a una levata di scudi da parte del Pld che sta pensando a una manifestazione popolare ritenendo che il verdetto sia un attacco «concentrico» al premier sferrato da «precisi settori politici e finanziari», ha detto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Popolo delle Libertà. «Si apre una settimana nella quale qualcuno coltiva la speranza di una manovra a tenaglia contro Silvio Berlusconi – ha aggiunto Daniele Capezzone, portavoce del Pdl -. Il primo tempo si è consumato ieri con il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori, il secondo tempo si compirebbe con il giudizio della Consulta sul Lodo Alfano. Obiettivi? Per un verso un colpo violento contro Fininvest e Mediaset, e per altro verso un colpo altrettanto pericoloso contro il Governo. Ci sono ambienti che puntano su questo combinato disposto per tentare di sovvertire le decisioni politiche liberamente e democraticamente prese dagli elettori, che hanno scelto Berlusconi e il Pdl. Ma chi ha queste mire si illude: il Governo è saldissimo, e gli italiani non hanno alcuna intenzione di farsi scippare dai soliti ambienti che puntano al potere anche senza avere il consenso popolare». Non si fa attendere la risposta dell’opposizione: «Urla scomposte. Gridare al complotto o alla giustizia a orologeria, ogni qual volta avvengono sentenze non gradite al premier, è tipico di chi ha una concezione del diritto e dello Stato al quanto pericolosa – afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci -. Dal Pdl meno senso del ridicolo e più serietà non guasterebbe».

Staff Amantea net

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