Paul Marcinkus e il banchiere di Dio

Pubblicato: ottobre 4, 2009 in berlusconi e la p2
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http://www.avvenimentitaliani.it/marcinkus1.html

 

Paul Marcinkus e il banchiere di Dio

 La storia ufficiale di Michele Sindona comincia nel 1954 quando a Milano il commercialista Michele Sindona da Patti ( Palermo) incontra il futuro pontefice Paolo VI che era ancora monsignor Montini. Fu lui a metterlo in contatto con la grande finanza vaticana. IL ruolo iniziale di Sindona fu quello di spostare su banche estere ingenti somme dei conti correnti della Santa Sede ( si fa per dire), con enormi profitti, per alleggerire quegli aggravi fiscali che lo Stato italiano cominciava a rivendicare. ( oltre 120 miliardi di lire nel 1959). Un’operazione spregiudicata, ma ancora al limite della legalità, ma non certo “ecumenica”. Lungo questa strada il commercialista di Patti, incontra monsignor Marcinkus, uomo di chiesa ma convinto assertore che la chiesa non si reggesse solo con le Ave Maria. Marcinkus, già, diciamo nel suo piccolo, aveva iniziato ad operare sui mercati finanziari con operazioni che definire spregiudicate è dir poco.

Sindona , quindi, incontra questo “uomo di chiesa” aduso alla bella vita e ai piaceri che questa può offrire. Marcinkus amava giocare a golf, e dopo una serie di buche amava la dolce compagnia di belle ragazze, che lui le presentava come sue nipoti. Questo il Marcinkus che conobbe Sindona, uomo invece riservatissimo, che non esibiva lussi e ricchezze, né mostrato i segni di una volgare corruzione. Per lui il denaro era uno zero assoluto, un’astrazione matematica, solo numeri da  assemblare. Sindona indubbiamente li sapeva maneggiare i soldi, li nascondeva, , moltiplicare attraverso operazioni e passaggi comprensibili a pochissimi. Con la Banca di Roma e Marcinkus, che presiedeva l’Istituto Opere Religione ( IOR), fondò la Società Immobiliare che segnò la sua, personale, ascesa nel mondo finanziario.

Marcinkus e Sindona iniziano a frequentarsi spesso, i ben informati dicono che almeno due volte la settimana, progettano insieme spericolatissime operazioni finanziarie, non si pongono limiti, nessuno, dal denaro da “pulire” proveniente dai traffici illeciti della mafia, al traffico di armi.

Ma tutto ha un limite, e quel limite i due lo superano quando nel 1973 la fortuna li sta per abbandonare, ma Sindona no  lo sa. L’anno prima le sue banche erano state oggetto di un’ispezione della Banca D’Italia che aveva registrato delle irregolarità e trasmesso le relazioni alla magistratura nei mesi successivi. Per risanare il buco, enorme, aveva chiesto un prestito alla Banca di Roma di cento milioni di dollari e lo aveva ottenuto attraverso la consociata estera a Nassau. Sindona cercò di superare le prime difficoltà dichiarando di aver sventato una manovra speculativa di un consorzio  internazionale di banche, e durante un ricevimento, Andreotti, allora Presidente del Consiglio, lo ringraziò pubblicamente definendolo il salvatore della Lira. Ma la fine di Sindona era segnata, la mafia lo aveva condannato,  Marcinkus rimaneva ancora nell’ombra e certo non poteva venire in soccorso del finanziere di Patti.  Ma anche per lui i conti stavano per essere presentati, la magistratura italiana lo inquisì, chiese di poter interrogare il prelato che si nascose dietro la extraterritorialità.

La morte di PaoloVI  e l’elezione di Giovanni Paolo I , notoriamente molto critico con Marcinkus e le spericolate acrobazie dello IOR fecero il resto, nonostante il povero Luciano abbia governato la casa di Dio per soli 33 giorni. La morte del papa va quindi in aiuto al banchiere del diavolo, come qualcuno in Vaticano lo definì. L’elezione  di papa Wojtyla riporta in auge Marcinkus, che diviene stretto collaboratore del papa e sua personale guardia del corpo, lo accompagna in tutti i viaggi ufficiali,e non si separa mai da lui, fino a quando non viene rimosso dal suo incarico allo IOR, quando la magistratura italiana ne chiede l’arresto. Marcinkus diventa scomodo, e il Vaticano lo rimanda negli USA , a Cicero, cittadina vicino Cincinnati dove morirà qualche anno dopo.

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