leggi ad personam di berlusconi

Pubblicato: ottobre 5, 2009 in le leggi ad personam di berlusconi
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articolo originale:

http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_ad_personam

 

Sotto i governi Berlusconi II e III sono state approvate numerose leggi che hanno sollevato aspre critiche in quanto ritenute leggi ad personam[3].

Tali contestazioni hanno affermato che la maggioranza di centrodestra abbia ricorso a tale espediente per alleggerire la posizione processuale di Berlusconi stesso. Tra le tante, è stato rilevato come le seguenti abbiano ridotto le pendenze giudiziarie o abbiano in qualche modo favorito gli interessi del Presidente del Consiglio:

  • la depenalizzazione del falso in bilancio[4]
  • la legge sulle rogatorie[5]
  • l’introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il Presidente del Consiglio in carica[6]
  • la “legge Cirami” sul legittimo sospetto[7]
  • la riduzione della prescrizione (che cancellava gran parte dei fatti oggetto di contestazione nel processo sui diritti TV verso Berlusconi)[8]
  • l’estensione del condono edilizio alle zone protette[9] (comprensiva la villa “La Certosa” di proprietà di Berlusconi)
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste[10] (che bloccava, tra l’altro, l’edificazione di “Costa Turchese”, insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell’Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de “la Cascinazza” (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi[11]
  • l’introduzione dell’inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento[12]
  • la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni[13]
  • la norma transitoria della Legge 90/2004 che consentì a Gabriele Albertini, sindaco di Milano non più rieleggibile, di essere candidato alle elezioni europee senza dover dare le dimissioni da sindaco.

Alcuni esperti di diritto hanno anche definito “legge ad coalitionem[14] la legge elettorale del 2006[15] che, data la morfologia delle formazioni politiche all’atto delle elezioni governative, si riteneva dovesse permettere ai partiti della coalizione di centrodestra di ottenere un numero di seggi fortemente superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto con la precedente normativa, ma che in realtà non ha avuto altro effetto se non quello di alimentare la disgregazione, effetto tuttavia rovesciato nelle successive elezioni politiche del 2008 a causa di una nuova intervenuta conformazione partitica.

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