Il processo SME

Pubblicato: ottobre 7, 2009 in tutti i processi di berlusconi
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http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_SME

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Il processo SME è una complessa vicenda giudiziaria riguardante la mancata vendita della SME (comparto agro-alimentare dell’IRI, il cui presidente era Romano Prodi) alla CIR di Carlo De Benedetti. Lo svolgimento del processo è stato di particolare interesse presso l’opinione pubblica data la rilevanza politica degli imputati, tra i quali Silvio BerlusconiCesare Previti.

La vicenda SME risale al 1985, quando l’IRI e la Buitoni (società appartenente al gruppo CIR) raggiunsero un’intesa per la vendita della SME ad un valore ritenuto, secondo alcuni, inferiore rispetto a quello di mercato[senza fonte].

Il valore venne stabilito in 497 miliardi di lire, corrispondente al 64% della società stessa in mano all’IRI, da una perizia del professorRoberto Poli (all’epoca docente di ragioneria generale presso l’Università Cattolica di Milano). Una perizia successiva effettuata dal professor Luigi Guatri (all’epoca rettore dell’Università Bocconi) confermò la stima di Poli.

Le perizie private fatte dalla controparte e presentate successivamente durante lo stesso processo, attestarono un valore commerciale della SME pari a 470 miliardi secondo la Ferrero (in cordata per l’acquisizione della SME con la Barilla e la Fininvest) e 490 miliardi secondo la perizia della stessa Barilla, quindi, in realtà, la cifra chiesta e accettata dalla commissione bilancio presieduta da Paolo Cirino Pomicino era addirittura superiore di 27 miliardi in un caso e di 7 nell’altro.

A riprova di quanto fossero corrette queste perizie, nel 1993 la SME sarà venduta per circa 2.000 miliardi.

Altre ditte erano però interessate alla trattativa: oltre alla cordata Barilla-Ferrero-Fininvest, la Lega delle CooperativeUnicoop e la Cofima(gruppo di imprenditori meridionali), e l’accordo con la Buitoni fu ritenuto non vincolante.

La Buitoni di De Benedetti quindi citò l’IRI in giudizio davanti al Tribunale di Roma, ma il ricorso della Buitoni non fu accolto nei tre gradi di giudizio.

Il processo SME nasce il 9 marzo 2000 al Tribunale di Milano dal sospetto che la corte di Roma fosse stata influenzata attraverso il versamento di tangenti da parte di Silvio Berlusconi (proprietario della Fininvest), al giudice Filippo Verde, presidente del Tribunale civile di Roma, al giudice Renato Squillante che tuttavia, come capo dei GIP, svolgeva la sua attività esclusivamente in campo penale, ed agli avvocati Cesare PrevitiAttilio Pacifico (il primo dei quali era legale della Fininvest).

Dopo un lungo ed assai controverso iter processuale, il 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione stabilisce infine che la Procura di Milano non avrebbe mai dovuto iniziare le indagini, in quanto incompetente, ed annulla le sentenze emesse dal Tribunale di Milano[1].

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