Fatture false, tre anni a Dell’ Utri

Pubblicato: ottobre 11, 2009 in marcello dell'utri e la mafia
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http://archiviostorico.corriere.it/1996/novembre/14/Fatture_false_tre_anni_Dell_co_0_9611144835.shtml

 

Fatture false, tre anni a Dell’ Utri L’ ex presidente di Publitalia escluso temporaneamente dalla Borsa e dai pubblici uffici —————————————————————– Torino, concluso il processo sulle sponsorizzazioni miliardarie gonfiate. Condannato anche l’ ex capo contabile Fatture false, tre anni a Dell’ Utri L’ ex presidente di Publitalia escluso temporaneamente dalla Borsa e dai pubblici uffici TORINO – Tre anni di reclusione per Marcello Dell’ Utri, l’ ex presidente di Publitalia accusato di false fatturazioni. Si chiude cosi’ , dopo quasi 4 anni, il primo capitolo della lunga inchiesta che ha coinvolto i vertici della societa’ di pubblicita’ della Fininvest accusata di essersi procurata denaro in nero attraverso sponsorizzazioni sportive gonfiate. La II sezione del Tribunale ha anche condannato a 1 anno e 3 mesi l’ ex capo contabile di Publitalia, Lupo Stanghellini. Il collegio giudicante, presieduto da Costanzo Malchiodi, ha impiegato 4 ore per emettere la sentenza, che ridimensiona le richieste dei Pm Cristina Bianconi e Luigi Marini (5 anni per Dell’ Utri e 1 anno e 6 mesi per Stanghellini), ma non consente l’ applicazione per l’ ex presidente di Publitalia della sospensione condizionale della pena. Comunque, prima che diventi esecutiva, si dovranno attendere gli altri gradi di giudizio, a cominciare dall’ Appello al quale i difensori, Oreste Dominioni e Metello Scaparone, hanno annunciato di voler ricorrere. Al momento della lettura della sentenza Marcello Dell’ Utri, che ha lasciato ogni incarico operativo in Publitalia e si dedica al suo impegno di parlamentare di FI, era assente. La condanna prevede anche l’ interdizione perpetua a far parte di commissioni tributarie, per 2 anni dai pubblici uffici e per 3 anni dalla Borsa. “Una sentenza giusta, che premia il lungo e difficile lavoro d’ indagine per il quale dobbiamo ringraziare le Fiamme gialle”, ha commentato Cristina Bianconi. L’ inchiesta parti’ da una piccola societa’ di Chivasso (Torino) che si occupava di sponsorizzazioni per i motoscafi offshore, quelli che si cimentano in gare da brivido. Il titolare, Attilio Cavaliere, confesso’ che in quel mondo l’ uso di fare fatture gonfiate del 60 – 70 % alle aziende sponsor era assai diffuso. Le indagini si estesero ad altri ambiti sportivi: le gare di rally e quelle automobilistiche, rivelando vasti margini di evasione e coinvolgendo Publitalia per una decina di miliardi (sui circa 60 accertati). Uno dei maggiori protagonisti dell’ inchiesta, Giovanni Arnaboldi, riusci’ a fuggire per alcuni mesi a Miami (Usa), ma quando rientro’ confesso’ ogni cosa e divenne uno dei maggiori accusatori di Dell’ Utri. Arnaboldi, ex pilota di motonautica e titolare di alcune societa’ di sponsorizzazione, e’ uscito di scena patteggiando la pena, cosi’ come altri imputati e in particolare Giampaolo Prandelli, ex direttore generale di Publitalia. A quest’ ultimo Dell’ Utri ha addossato la colpa delle irregolarita’ riscontrate nella contabilita’ della societa’ da lui presieduta. Dell’ Utri fu arrestato nel maggio ‘ 95 e si fece una ventina di giorni di carcere ad Ivrea. Ha sempre respinto ogni accusa, anche nel corso del processo iniziatosi in maggio. Secondo i pubblici ministeri il meccanismo per creare fondi neri utilizzato da molti industriali era piuttosto semplice, ma assai redditizio. Il denaro veniva effettivamente versato e fatturato, poi pero’ rientrava sottobanco e in contanti nelle casse degli sponsor. Come venivano utilizzati i fondi neri? Una risposta precisa non e’ mai stata data: l’ accusa ha sostenuto che quelli incassati da Publitalia erano serviti in buona parte per “arricchimenti personali”. Proprio per spiegare forti donativi di denaro a favore di Dell’ Utri, al di la’ dei normali compensi pattuiti, e’ stato interrogato nel corso del processo Silvio Berlusconi. Dopo la sua deposizione i Pm hanno chiesto al Tribunale di trasmettere gli atti alla Procura di Torino per verificare se nelle parole del leader di Forza Italia si potessero ravvedere ipotesi di reato, come quello di falsa testimonianza. Commentando l’ esito del processo l’ avvocato Dominioni ha affermato: “Il riesame dei fatti da parte del giudice d’ appello portera’ alla pronuncia di una sentenza assolutoria con l’ accertamento che in Publitalia non vi sono mai stati fondi neri, sovrafatturazioni o irregolarita’ contabili”.

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