Berlusconi isolato. Mafia e An pensano di uscire dal Pdl

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in berlusconi e la mafia

Prosegue a grandi passi l’isolamento politico di Berlusconi e così, il Pdl, il contenitore in cui si è disciolta (con tutti i suoi valori) Alleanza Nazionale appena pochi mesi fa, rischia di diventare una meteora dalla vita brevissima nel panorama partitico italiano. Il Pdl non può sopravvivere a Silvio Berlusconi semplicemente perché il Pdl è Silvio Berlusconi e dal momento che ormai ai più accorti non sfugge l’inevitabile caduta del Cavaliere in autunno sono iniziate le Grandi Manovre di smarcamento in quel polpettone xenofobo-mafioso-istituzionale che è il centrodestra italiano. Continuano ad esempio, nonostante le notizie non abbiano il giusto risalto sui media nazionali (finiti ufficialmente nell’occhio del ciclone dell’U.E. e della stampa inglese per la loro parzialità e illiberalità), le minacce di molti esponenti del centrodestra e del Pdl siciliano di avviare il progetto del “Partito del Sud”. I protagonisti di questa fuga “etica” dal premier sono per il momento pochi, ma riscuotono interesse e attenzione da parte di molti. C’è l’Mpa di Raffaele Lombardo, che ritiene di poter essere la cellula originaria del Partito del Sud e poi c’è Gianfranco Micciché il principale promotore dell’iniziativa. Micciché, ex dirigente di Publitalia ’80, è secondo molti estremamente vicino a Cosa Nostra e, anche se è sempre uscito pulito dalle indagini cui è stato sottoposto, resta famoso per aver criticato la scelta di intitolare l’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino (“dà un’immagine negativa della Sicilia”) e per essersi difeso dall’accusa di spaccio di droga nel gennaio 1988 affermando “Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina”. Nell’agosto del 2002 venne invece diramata un’informativa dei Carabinieri che sostanzialmente accusava Gianfranco Micciché di farsi recapitare periodicamente della cocaina presso gli uffici del ministero delle Finanze, in cui all’epoca ricopriva il ruolo di vice ministro. L’informativa fu emessa in seguito ad indagini testimonianti, anche tramite supporti audiovisivi, le “visite” che il presunto corriere Alessandro Martello faceva indisturbato presso il ministero, pur non essendo un soggetto accreditato ad entrarvi. Anche le intercettazioni confermerebbero la versione degli organi di polizia. Ebbene, anche se non viene detto, è importante che, specialmente gli elettori meridionali sappiano, che un “Partito del Sud” è un vecchio pallino della Mafia. Già nel 1993-94, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, Cosa Nostra era vicina a fondare un “suo” partito per raccogliere i voti di tutte le organizzazioni criminali del Meridione. Solo la discesa in campo di Berlusconi e il lavoro di tessitura che fece all’epoca Marcello Dell’Utri (ispiratore e fondatore di Forza Italia, condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa) fu possibile far convergere tutti i voti delle famiglie mafiose e dei loro “amici” sul partito del Cavaliere. E infatti capitò che nell’isola furono assegnati 61 seggi su 61 a Forza Italia. L’importanza del controllo del voto mafioso, l’aveva capita per primo già Andreotti, che controllava la regione attraverso il suo referente Salvo Lima. Ora che Berlusconi “ha esaurito il suo compito”, secondo le profetiche parole di poche settimane fa di Dell’Utri (e se lo dice lui…) il progetto riprende slancio. Anche sul lato destro del Pdl, ovvero gli ex di An, i dubbi sulla fusione con Forza Italia affiorano in modo sempre più evidente. Fini ormai non parla nemmeno più con Berlusconi e, se può, cerca di remargli contro ma, soprattutto, a mettere in discussione le avventate scelte successive alle politiche del 2008 è il Ministro della Difesa Ignazio La Russa (clicca qui per vedere il video). Intervenuto a Orvieto durante un incontro promosso dalla Fondazione Nuova Italia, si lascia andare più del necessario: al minuto 3′ 40” fa mea culpa affermando “quante volte abbiamo disatteso lo Statuto” (e giù applausi), poi La Russa ammette anche in virtù dei tanti compomessi cui si è dovuti scendere con Papi Silvio, di poter battere cassa nei momenti che contano (maggiori poteri, ministeri, soldi, appalti?): “toccava a noi al massimo decidere (se venderci) ma sapevamo che c’era una riserva politica culturale umana che avrebbe potuto consentire, volendo, di battere cassa di dire no…“. Poi ammette che sta facendo un po’ di confusione, ma ormai le parole sono uscite e certamente hanno a che fare con le posizioni ufficiose degli ex aennini, che forse non vedono l’ora di sbarazzarsi dell’impresentabile (addirittura anche per la Mafia come abbiamo visto) Berlusconi.

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