Dell’Utri, la mafia e il calcio: le ammissioni scomode del padre di D’Agostino

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in attualità
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Dell’Utri, la mafia e il calcio

 le ammissioni scomode del padre di D’Agostinopubblicato il 10 ottobre 2009 alle 19:04 dallo stesso autore – torna alla home Dalle dichiarazioni del genitore del centrocampista dell’Udinese, rese ai carabinieri e ai magistrati dopo il suo arresto e, in seguito, dopo l’accusa di associazione mafiosa, emerge il legame del braccio destro del Cavaliere con gli uomini della famiglia di Brancaccio Era il 27 gennaio 1994 quando il padre di Gaetano D’Agostino, calciatore dell’Udinese, uno dei migliori centrocampisti attualmente in circolazione, veniva scoperto al tavolo con due boss di primo piano della mafia palermitana: i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, membri della Commissione di Cosa Nostra e alleati storici di Totò Riina.. I magistrati definiranno poi D’Agostino e il quarto commensale, Salvatore Spataro, collegati alla famiglia di Brancaccio, di cui i Graviano sono a capo. “E’ l’inizio di una lunga vicenda che porterà in breve tempo ad accostare il cognome dei due boss a Marcello Dell’Utri”, scriveranno qualche anno dopo Leo Sisti e Peter Gomez ne L’Intoccabile, Berlusconi e Cosa Nostra. TRAMITE DELL’UTRI – Quella cena al ristorante “Gigi al Cacciatore” diventa fatale per i Graviano e gli altri due amici, accerchiati da 15 carabinieri dei ros e portati via in manette. Ma sarà una mazzata anche per il braccio destro di Berlusconi, visto le dichiarazioni rese dal padre del calciatore pochi giorni il suo arresto per favoreggiamento: “Mio figlio doveva entrare nelle giovanili del Milan, ma per essere tesserato era necessario che risiedesse in Lombardia. Per questo sono venuto a cercare un’occupazione. In precedenza mi ero recato a Milano con Francesco Piacenti e Carmelo Barone… Mi avevano promesso di interessarsi per trovare un lavoro a Milano tramite tal signor Dell’Utri” E inoltre: “Quando nel settembre 1992 salii a Milano… Barone mi disse che si sarebbe interessato affinché la mia famiglia si spostasse a Milano. Disse che conosceva il dottor Dell’Utri”. Ma Barone, commerciante di Brancaccio, scomparve improvvisamente in un incidente stradale e le speranze di D’Agostino di essere assunto divennero pressoché nulle: il contatto con Dell’Utri sembra perso. CONFERME – Circostanza che verrà confermata di lì a poco. Sisti e Gomez raccontano che pochi giorni dopo le prime dichiarazioni di D’Agostino, tra il 4 e l’8 febbraio ’94, Ruben Buriani, Roberto Patrassi e Francesco Zagatti, tre responsabili del settore giovanile del Milan confermarono in parte il racconto del padre del centrocampista. Ecco cosa avrebbe dichiarato Patrassi ai carabinieri: “Giuseppe D’Agostino mi è stato presentato due o tre anni fa da Carmelo Barone, un segnalatore di giovani promettenti nel calcio. Mi ricordo che con lui c’era anche suo figlio che doveva sostenere un provino. Da allora mi ha telefonato qualche volta. Perché mio figlio entrasse a far parte della nostra squadra era necessario che abitasse in Lombardia. il 24 gennaio mi ha chiamato sul mio cellulare dicendo di aver trovato lavoro a Milano”. Zagatti, invece, disse di aver incontrato D’Agostino “nel settembre del 1992 nella sede di via Turati”. CATTIVE AMICIZIE – Passano 14 mesi e D’Agostino viene accusato di associazione mafiosa per quei rapporti coi Graviano ed è pressappoco in quel periodo che, dicono Sisti e Gomez, “racconta ai magistrati che dopo la morte di Barone i fratelli Graviano gli avrebbero detto di non preoccuparsi: a farlo assumere in Lombardia, in un grande magazzino controllato dalla Fininvest, ci avrebbero pensato loro”. E racconta pure di un episodio antecedente all’arresto: nel dicembre ’93 Tullio Cannella, imprenditore vicino agli uomini di Brancaccio, a cominciare da Leoluca Bagarella, gli chiese il favore di ospitare in casa un amico con la sua fidanzata. Si trattava niente di meno che di Giuseppe Graviano e la compagna Rosaria Gualdi. Giuseppe D’Agostino pensò subito di poter approfittare di quel potentissimo aggancio. Espose il problema al pezzo da novanta di Cosa Nostra: “Melo Barone conosce Dell’Utri”, gli disse. “Le mie amicizie non sono da meno”, rispose Graviano. Che poi gli spiegò: “Ho molte amicizie a Milano, potrei far entrare tuo figlio nel Milan… Potrei comprarti un negozio oppure potrei trovarti un lavoro in un grosso centro commerciale”. Per i magistrati si trattava di un Euromercato, la catena di ipermercati Standa.

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