La legge Cirami-salvaberlusconi

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in le leggi ad personam di berlusconi
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La legge Cirami-salvaberlusconi sul legittimo sospetto è legge dello Stato IMartedì 5 novembre 2002. Una data che sarà ricordata, nella storia italiana. Approvata, definitivamente, la legge Cirami, che reintroduce il «legittimo sospetto» come motivo sufficiente per strappare un processo dal suo giudice naturale. Una cattiva legge, che oggi serve a bloccare i processi di Milano che hanno come imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Il 5 novembre 2002 muore dunque la legge uguale per tutti. Il destino ha voluto che, nello stesso giorno, un¹altra legge imposta da Berlusconi, quella che cancella nei fatti il reato di falso in bilancio, facesse scattare un proscioglimento (e non è il primo, a queste condizioni) per Berlusconi, nel processo Lentini. Ebbene: nuovo falso in bilancio più Cirami danno ormai forma a un Corpus berlusconianus che stravolge la tradizione giuridica italiana e apre nei processi corsie preferenziali per politici e colletti bianchi. Il Corpus berlusconianus promette di crescere presto: sono in agguato il decreto Pittelli, la restaurazione dell¹immunità parlamentare, la separazione delle carriere tra giudici e pm. I 310 voti che alla Camera hanno approvato il legittimo sospetto, però, non sono solo pochi, rispetto alla maggioranza che il centrodestra potrebbe schierare in Parlamento. Sono anche il segno di una crepa che si è aperta, di una consapevolezza che è cresciuta nel Paese, anche a suon di girotondi: è ormai chiaro a tutti, anche ai suoi sostenitori, che Berlusconi impone leggi per sè. Oggi questo è ancora tollerato («Ma sì», dice il tassista, «si difende come può»). Domani, con meno soldi in tasca e delusi dalle promesse non mantenute, i suoi elettori potrebbero diventare più nervosi. E allora… La vicenda della legge Cirami sul “legittimo sospetto” è giunta al capolinea. Ora il sipario potrà calare su una delle vicende più tristi della nostra storia civile, che fa entrare l’Italia nel novero delle Repubbliche bananiere in cui la legge non è uguale per tutti. 1. INCIPIT. La vicenda inizia nel 1996, quando emerge una complessa storia di corruzione al Palazzo di Giustizia di Roma. Secondo la procura della Repubblica di Milano, alcuni magistrati romani (il capo dei gip Renato Squillante, i giudici Vittorio Metta e Filippo Verde) hanno venduto sentenze. A corromperli a suon di miliardi sarebbero stati alcuni imprenditori (Nino Rovelli, Silvio Berlusconi), con la mediazione di alcuni avvocati-faccendieri (Casare Previti, Attilio Pacifico). Le tre sentenze di cui l’accusa trova elementi di prova per sostenere che sarebbero state comprate e vendute sono quella che affida a Rovelli, detto il Clark Gable della Brianza, un megarisarcimento (972 miliardi dello Stato) per chiudere il contenzioso che opponeva la sua Sir all’istituto bancario Imi; quella che blocca l’acquisto del gruppo alimentare Sme da parte di Carlo De Benedetti; quella che fa prevalere Silvio Berlusconi nella guerra per la conquista della Mondadori. La particolarità dei tre processi (poi unificati e ridotti a due) che sono aperti a Milano per giudicare queste accuse è che tra gli imputati vi sono due personaggi eccellenti: Silvio Berlusconi, che nel 2001 ridiventa presidente del Consiglio della Repubblica italiana, e il suo ex ministro della Difesa, Cesare Previti, che – secondo uno che li ha molto frequentati, l’ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso – ha solidi argomenti per non essere abbandonato dal suo capo, a cui ha scritto: “Simul stabunt, simul cadent” (“Insieme staranno in piedi, insieme cadranno”). Questa signora ha partecipato, tra il pubblico, a tutte le udienze dei processi di Milano contro Berlusconi e Previti. Stringeva sempre tra le mani un piccolo Pinocchio di legno. «Qui si trova in buona compagnia», ha spiegato. Ora questi processi saranno bloccati. Per legge 2. DAL TRIBUNALE AL PARLAMENTO. Nell’aula del Tribunale gli avvocati hanno condotto una difesa estenuante, fatta di manovre dilatorie tese ad allungare i tempi dei processi. Nelle aule parlamentari quegli stessi avvocati (Gaetano Pecorella, Niccolò Ghedini) e altri, eletti parlamentari nello schieramento di cui fanno parte i principali imputati, hanno riproposto alcune delle obiezioni già presentate (e respinte) in Tribunale, ma questa volta sotto forma di progetto di legge. è così che è nata la legge Cirami, o del “legittimo sospetto”. Obiettivo: bloccare i processi di Milano. Evitare l’imbarazzante eventualità di avere un presidente del Consiglio condannato per corruzione, per aver pagato i giudici, per aver comprato sentenze. L’effetto sperato è quello di allungare i tempi trasportando il processo altrove, così da raggiungere la prescrizione: tempo scaduto, non c’è più possibilità di giudicare i reati. Per far passare rapidamente la Cirami e bloccare i processi di Milano, la maggioranza di centrodestra ha sovvertito l’ordine dei lavori parlamentari, ha imposto una corsia preferenziale a questa legge come fosse il provvedimento più urgente di cui il Paese avesse bisogno, ha forzato i regolamenti delle Camere e i diritti costituzionali. Approvata al Senato con tempi da Blitzkrieg, per farla passare rapidamente anche alla Camera si è tentato di riaprire l’aula di Montecitorio in piena estate. Dopo qualche perplessità dei centristi del fronte Berlusconi e qualche richiamo del presidente Ciampi, si è arrivati all’autunno. E ora, siamo all’ultimo atto. 3. EPILOGO. Giovedì 10 ottobre la legge Cirami, arrivata nell’aula della Camera, è stata rapidamente approvata. Poi c’è stato il nuovo passaggio al Senato, con gran lavoro dei deputati “pianisti”, che votano per due o anche per tre. Poi ancora alla Camera, visti gli errori con cui avevano scritto la legge. E l’approvazione definitiva di una legge vergognosa, ad personam, salvapreviti, salvaberlusconi. Con il movimento dei Girotondi che ha protestato in tutta Italia. Intanto mercoledì 16 ottobre il pubblico ministero Ilda Boccassini ha iniziato la sua requisitoria finale, che si è conclusa con le pesanti richieste di condanna per gli imputati 413 anni per Previti). Le spinte di Previti non sono riuscite (anche a causa degli errori della maggioranza) a far approvare la Cirami prima della requisitoria. Ma sono riuscite a disinnescare la Corte costituzionale, che ora non potrà più pronunciarsi, su richiesta della Cassazione, a proposito della legittimità della vecchia legge sul trasferimento dei processi, che non contiene la nozione di “legittimo sospetto”. Se avesse potuto, avrebbe potuto dichiararla pienamente legittima, senza bisogno alcuno di modifiche. Sarebbe stato un brutto colpo alla Cirami. Ecco perché la maggioranza ha accelerato i tempi d’approvazione della nuova legge, per mettere la Corte davanti al fatto compiuto: ormai c’è una nuova legge, che cancella quella precedente. Ora aspettiamo la decisione della Cassazione, che deciderà se i processi di Milano sono da spostare a Brescia oppure no. E poi una eventuale altra decisione della Corte costituzionale, che si dovrà pronunciare nel caso qualcuno sollevi la questione: ma questa legge sul legittimo sospetto è costituzionale?

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