L’IMPERO OFF – SHORE DEL SIG. BERLUSCONI

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in berlusconi all'estero
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L’IMPERO OFF – SHORE DEL SIG. BERLUSCONI

 C’è un vecchio proverbio che dice “non e mai troppo tardi…”. E’ giunta l’ora, infatti, che gli italiani sappiano che l’impero societario e finanziario del Gruppo FININVEST, di cui Silvio BERLUSCONI è azionista di maggioranza (l’azionista di minoranza, con circa il 47% del capitale sociale, è OCCULTO, come di seguito spiegato), si basa fin dalle origini (primi anni ’80) su una miriade di società estere OFF-SHORE, di cui numerose risultano iscritte nei bilanci annuali – in particolare nei bilanci consolidati del Gruppo; altrettante società estere non risultano neppure iscritte in bilancio (già questo fatto integra il delitto di “falso in bilancio” – “false comunicazioni” ex art.2621 n.1 codice civile) e fanno parte del c.d. COMPARTO RISERVATO del Gruppo, costituite con il preciso scopo di compiere operazioni finanziarie, bancarie e commerciali illecite (come ampiamente dimostrato nel processo “All Iberian”). Peraltro anche le società Off-Shore “consolidate” hanno amplissime possibilità di compiere operazioni illecite, sia commerciali che bancarie, come si dirà in seguito. Sono considerati Off – Shore o Paradisi finanziari tutti quei Paesi o località che offrono ai non residenti (società e persone fisiche) una ipertutela giuridica e/o di fatto sia sotto l’aspetto fiscale (tassazione e obblighi societari minimi, anonimato, ecc.) sia sotto l’aspetto bancario (anonimato o cifratura dei conti). Tale impenetrabilità si manifesta, in particolare, nei confronti delle indagini amministrative o penali provenienti da altri Stati. Spesso i Paradisi finanziari aderiscono anche ai trattati internazionali che riguardano la lotta all’evasione fiscale, al riciclaggio del denaro sporco o alla criminalità organizzata, ma quasi sempre si tratta di un’adesione puramente formale (di facciata), perchè concretamente non offrono alcuna collaborazione agli Stati che richiedono informazioni, adducendo la non conoscenza delle persone o società che stanno dietro l’intermediario (avvocato, consulente, ecc.) che apre la società o il conto bancario (situazione, questa, che può anche corrispondere alla realtà, dato che la loro normativa, volutamente lacunosa, consente largamente il ricorso all’anonimato). Ma quali sono i Paesi e le località OFF-SHORE ? Il Ministero delle Finanze ha emanato al riguardo due decreti che individuano gli “Stati e territori a regime fiscale privilegiato”, ossia i PARADISI FISCALI: – D.M. 24.4.1992, “Black List” per le società, comprendente n.46 Stati, tra i quali Malta, Isole Vergini Britanniche, Antille Olandesi, Svizzera, Hong Kong, Liechtenstein, Panama, Uruguay e Portorico, dove, considerando gli anni dal ’90 in poi, avevano o hanno tuttora sede numerose società della FININVEST, come risulta dai relativi bilanci consolidati; – D.M. 4.5.1999, “Black List” per le persone fisiche, comprendente n.59 Stati, tra cui gli otto Paesi già indicati dell’elenco del ’92 sopra menzionati (escluso Portorico), e Gibilterra. Esistono poi studi e pubblicazioni, anche recenti, di vari organismi internazionali (tra cui l’OCSE ed il GAFI) che hanno elencato i principali Paradisi fiscali e bancari (che sono quelli comunemente noti). Comunque, queste elencazioni ufficiali sono, in realtà, minimali, nel senso che, per evidenti motivi politici e diplomatici, spesso non sono indicati importanti Stati, che sono anche notissimi Centri Off – Shore (Paradisi fiscali e bancari). Per avere un’idea più precisa di quali sono i Paesi Off-shore basta ricercare su INTERNET i siti dalle agenzie e società di intermediazione finanziaria specializzate nella costituzione di società e depositi bancari off-shore (es. http://www.padisifiscali.com – in italiano – ma ce ne sono molti altri in inglese). Queste agenzie indicano sempre anche altri Stati dove il Gruppo FININVEST ha insediato, ed ha tuttora, importanti società: Lussemburgo, Delaware (R.T.I. U.S.A. Inc.), Inghilterra – ed in particolare Londra (dove avevano ed hanno sede numerose società) – Irlanda (Medusa Film International Ltd. e Mediaset Ireland Ltd.). In Lussemburgo – notissimo ed importante paradiso bancario e fiscale – hanno sede, tra le altre, le società capogruppo del settore estero: la Trefinance S.A. e la Societé Financiere Int. d’Investissement S.A., entrambe con un capitale sociale di 100 Miliardi di lire (fino al 1993/94 c’era la Silvio Berlusconi Finanziaria S.A., sempre con capitale di 100 Miliardi di lire). E’ noto anche che Londra (ove nel 1993 avevano sede ben 10 società del Gruppo) funge da base di appoggio, tramite noti studi legali (es. studio Carnelutti-Mills), per l’apertura di società e conti bancari nelle varie colonie britanniche, molto note sotto l’aspetto della tutela da indagini fiscali e bancarie: Isole del Canale – Guernsey e Jersey e Sark – Isola di Man e le varie isole delle Piccole Antille Caraibiche: Isole Vergini Britanniche (B.V.I.), Cayman, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Turks e Caicos – tutte località considerate PARADISI FISCALI dai citati Decreti Ministeriali ed ove vige un regime fiscale e bancario uguale o molto simile all’Inghilterra. Inoltre nella stessa capitale inglese hanno sede numerose società dedite principalmente all’emissione di fatture false (c.d. società cartiere), come accertato dalla Procura di Milano in altri procedimenti penali riguardanti la creazione di fondi neri da parte di altri Gruppi industriali italiani. Il Delaware (U.S.A.), ove ha sede la R.T.I. U.S.A. Inc., consente di costituire una società ed aprire i relativi conti bancari senza richiedere l’identificazione certa dei soci fondatori e degli amministratori. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Facciamo ora qualche conto prendendo in esame i bilanci consolidati della FININVEST Spa ed in particolare l’elenco delle società controllate (che è un apposito prospetto della nota integrativa), limitandoci soltanto alle società estere (e senza considerare quelle controllate non consolidate, che ovviamente non sono iscritte in bilancio, già emerse nel processo All Iberian): – Nel 1991 su 90 società estere, n.55 risultano società ubicate in centri Off – Shore (il 61%). Delle 90 complessive, n.58 società, quasi tutte con sede in Paesi off-shore (Panama, Londra, Antille Olandesi, Vaduz, British Virgin Island, Lussemburgo, Svizzera, Hong Kong, Olanda, Austria e vari Paesi dell’America Latina), non figurano più nel 1993 (soltanto 4 di esse sono riportate anche nel 1992). Delle 58 società “scomparse” (verosimilmente tutte società “cartiere”) ben 38 operavano nel settore dell’editoria (nel 1992 non figura alcuna società in questo settore, mentre nel 1993 c’è soltanto una società, la Encadreus Service Nederland B.V., con sede in Olanda); Nel settore della distribuzione figura, soltanto nel 1991, la STANDA Ltd. con sede ad Hong Kong, noto paradiso fiscale anche secondo i Decreti Min. Finanze 24.4.92 e 4.5.99. – Nel 1992 su 44 società estere, n.32 avevano sede in centri Off-Shore (il 73%); – Nel 1993 (anno precedente alla “discesa in campo”) sono riportate complessivamente n.48 società estere. Di queste n.13 hanno sede in località ufficialmente (vedi D.M. suddetti) considerati off-shore (6 a Malta, 3 nelle B.V.I., 2 nelle Antille Olandesi, 1 in Svizzera e 1 a Gibilterra) ed altre n.18 hanno sede in Stati e località considerati paradisi finanziari (fiscali e bancari) dalle società specializzate in intermediazione finanziaria (10 a Londra, 5 in Lussemburgo, 2 in Olanda e 1 nel Delaware). Quindi nel 1993 ben 31 società estere su 48 (il 65%) avevano sede in centri off-shore. Quasi tutte le società assunte nel bilancio consolidato del 1993 figurano anche nei due anni precedenti. Da un esame globale dei bilanci consolidati della FININVEST per gli anni 1991, 1992 e 1993, si può osservare che: Sulle n.108 società estere complessivamente riportate nel triennio, ben 22, corrispondente al 20%, avevano sede in Paesi/località ufficialmente considerati OFF-SHORE dal Ministero delle Finanze (Decreti Min. 24.4.1992 e 4.5.1999) : Nr. 6 a MALTA : LION COMMUNICATIONS LTD, NEWS & SPORT TIME LTD, PENTA INTERNATIONAL LTD, S.B. COMMUNICATIONS LTD., SCANMORE LTD, EUROPA AGENCY LTD. Nr. 4 nelle ISOLE VERGINI BRITANNICHE : PRINCIPAL COMMUNICATIONS LTD., SPORT IMAGE INTERNATIONAL LTD., BULL LTD., PRINCIPAL FINANCE LTD. Nr. 4 nelle ANTILLE OLANDESI : PENTA ENTERTAINMENT LTD, RETEUROPA N.V., RETEUROPA INTERNATIONAL N.V., PRISCO INTERNAZIONAL N.V. Nr. 2 in SVIZZERA : DINASTER AG, FININVEST SERVICE S.A. Nr. 1 ad HONG KONG: STANDA LTD. Nr. 1 a PANAMA : O.M.C. CORP LTD. Nr. 1 in URUGUAY : GRIJALBO EDITOR S.A. Nr. 1 in LIECHTENSTEIN : EUROPA VERLAG AG Nr. 1 a PORTORICO (solo nel D.M. del ’92) : GRIJALBO DE PUERTO RICO INC. Nr. 1 a GIBILTERRA (solo nel D.M. del ’99) : EUROLOTERIE GIBRALTAR LTD. ( I primi otto Stati sono indicati in entrambi i Decreti ) Tenendo conto degli altri Paesi indicati come OFF – SHORE dalle Agenzie di intermediazione finanziaria, nazionali e straniere, (rilevabili tramite INTERNET) – tra cui Londra, Lussemburgo, Olanda, Delaware, Austria e vari Stati dell’America Latina – il numero complessivo delle società OFF – SHORE assunte nei bilanci consolidati del Gruppo FININVEST supera ampiamente il 50%, rispetto al totale delle società estere : 60 / 108, pari al 55%. A queste devono poi aggiungersi numerose altre società estere del Gruppo – non consolidate in bilancio -, anch’esse ubicate in centri OFF- SHORE, il cui numero complessivo non è determinato ma certamente consistente, come ampiamente dimostrato dal processo ALL-IBERIAN (procedimento penale nr.9811/93 della Procura della Repubblica di Milano, P.M. Dott. Francesco Greco), dai cui atti risultano individuate ben 45 società OFF-SHORE “NERE” e 14 conti bancari OFF-SHORE “NERI”, gestiti dal Gruppo FININVEST. Da sottolineare che in quel processo si trattava quasi esclusivamente di società e conti ubicati in Svizzera. Quindi si può immaginare quante altre società e conti neri/riservati FININVEST c’erano o esistono tuttora negli altri Paesi Off-Shore. Sulla provenienza di questi soldi si potrebbero fare molte ipotesi, che sono tutte molto lontane dalla liceità e dalla fisiologia dell’attività d’impresa (frode fiscale, riciclaggio, fondi neri). E’, infatti, assolutamente inverosimile – ed anche fuori dalla realtà economica e finanziaria – ipotizzare che un Gruppo imprenditoriale costituisca e gestisca società e conti bancari off – shore per compiere attività classificabili regolari o lecite. Questi dati danno un quadro preciso e molto significativo delle modalità operative – tutt’altro che trasparenti e lecite – con le quali si è mossa la FININVEST, in particolare nei primi anni ’90, periodo determinante per lo sviluppo del Gruppo, basti vedere come sono aumentati il capitale sociale, il volume d’affari e gli utili delle principali società del Gruppo. Tornando alle singole annualità si rileva che: – Nel 1996, n. 14 società sulle 25 complessive assunte nel bilancio consolidato (il 56%) avevano sede in Paesi Off – Shore. – Nel 1998 sono riportate nel bilancio consolidato del Gruppo FININVEST nr.13 società estere complessivamente (un numero basso rispetto agli anni precedenti, forse dovuto ad un aumento delle società extrabilancio, in “nero”). Di esse ben n.9 società hanno sede in Paesi off-shore (il 69% ). Anche MEDIASET Spa non è da meno: n.5 società OFF-SHORE su un totale di n.8 società estere consolidate (62%). I possibili motivi per i quali il Gruppo FININVEST ha costituito questa miriade di società in Paesi e località denominati OFF – SHORE (che sono – è bene tener presente – PARADISI sia FISCALI che BANCARI) sono così riassumibili : – elusione fiscale, ipotesi che, considerata da sola, appare scarsamente credibile alla luce dei comportamenti costantemente dissimulatori tenuti dalla FININVEST sulla provenienza dei soldi. – creazione di “fondi neri” mediante fatturazioni per operazioni inesistenti (in tutto o in parte) con società estere localizzate nei Paesi off – shore. Ciò avviene, in genere, mediante iscrizione di costi inesistenti (importazioni fittizie di beni o servizi) o gonfiati (soprafatturazioni all’importazione) e conseguente creazione all’estero di disponibilità finanziarie occulte. Ossia l’importazione viene documentata per giustificare l’uscita valutaria, ma in realtà non esiste affatto (manca il bene, l’oggetto dell’acquistato) o, se esiste, è notevolmente soprafatturata; sistema analogo è il pagamento di consulenze fittizie (sistema molto usato dalla Principal Finance e dalla SIIL, secondo gli atti del processo ALL IBERIAN); Con le esportazione fittizie o sottofatturate, invece, si può richiedere l’accredito della somma eccedente (che corrisponde ai beni e servizi venduti “in nero”) direttamente sul conto bancario off – shore ovvero far entrare i capitali Off-Shore nel territorio nazionale; – frode fiscale e conseguente occultamento di utili (tramite le predette operazioni fittizie); – riciclaggio di capitali di provenienza “sconosciuta”. Basti pensare ai miliardi in contanti versati per la costituzione della FININVEST ed ai successivi aumenti di capitale (vedasi articolo su L’ESPRESSO del 3 agosto 2000). Sotto questo aspetto tutte le vendite di beni e servizi, anche se reali e documentate in modo veritiero, verso società Off-Shore (appartenenti o meno al Gruppo FININVEST) sono fortemente sospette perchè consentono, comunque, l’introduzione sul territorio nazionale di capitali Off-Shore. E’ infatti universalmente noto ed acclarato che la criminalità organizzata nazionale ed internazionale fa un amplissimo ricorso ai centri off – shore, proprio per riciclare il denaro sporco. Si consideri, altresì, che il riciclaggio di denaro sporco può avvenire anche tramite transazioni perfettamente regolari: es. la società nazionale A vende realmente X beni o servizi alla società off-shore B (appartenente o meno al Gruppo), la quale invece di pagare con soldi suoi, paga con quelli della mafia (nell’ambito di un Paese Off – Shore una passaggio di soldi di questo tipo – da una società ad un’altra – sarebbe assolutamente non conoscibile, nè accertabile, anche volendo, dalle locali autorità). E’ evidente che i fondi neri una volta creati vanno opportunamente occultati in depositi bancari inaccessibili. Infatti le società estere del GRUPPO FININVEST, in particolare quelle extra bilancio, hanno acceso uno o più depositi bancari “riservati”, localizzati nei paradisi fiscali ove ha sede la società, o, meglio, presso lo studio di consulenza estero che segue le vicende societarie. E’ chiaro che tutte le disponibilità delle società Off Shore sono fuori bilancio e quindi occultate nel bilancio FININVEST (anche questo è un ulteriore falso in bilancio). Ma qui si pone un problema di trasparenza che, a dir poco, è enorme per un imprenditore che non solo si dedica alla politica ma addirittura aspira a diventare Capo del Governo: sui conti bancari off – shore affluiscono: – i fondi neri e gli utili occultati dal Gruppo. Fin qui si tratterebbe “soltanto” di evasione e frode fiscale, che è pur sempre un delitto sia in quanto basato sull’utilizzo di documenti falsi (sotto l’aspetto del contenuto, ossia della rispondenza alla realtà) e sia per la rilevanza degli importi (si tratta di centinaia di miliardi di lire). Già questo implica la falsità dei bilanci delle società nazionali del Gruppo che intrattengono rapporti fittizi (in tutto o in parte) con le società Off-Shore, consolidate o meno, appartenenti o meno al Gruppo FININVEST. Senza considerare, poi, che questi fondi neri vengono utilizzati per scopi tutt’altro che leciti ( finanziamento illecito ai partiti – vedasi processo ALL IBERIAN -, corruzione, scalate occulte a società estere e nazionali, ecc.) ; – “denaro di provenienza sconosciuta” e, in particolare, quello della criminalità organizzata, che viene immesso in questo modo nel circuito finanziario internazionale “legale” e che, sempre mediante operazioni commerciali e finanziarie (fittizie o veritiere che siano), viene reintrodotto in Italia. In termini più espliciti i depositi bancari off – shore vengono utilizzati dalla criminalità organizzata per il riciclaggio del denaro sporco (derivante dal traffico di droga, sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo, attività imprenditoriali gestite dalla mafia, ecc.) ed è universalmente noto ed anche dimostrato da molte indagini giudiziarie (anche internazionali) che i conti bancari Off – Shore vengono utilizzati a fini di riciclaggio dalla criminalità organizzata. Gli unici conti off-shore immuni da questa prassi mondiale sarebbero quelli della FININVEST ? Tutti gli indizi portano, invece, a ritenere il comportamento tenuto dalle società FININVEST sia stato negli anni tutt’altro che lecito e trasparente. E’ infatti molto difficile, se non inverosimile, ipotizzare che la FININVEST abbia gestito questa miriade di società off – shore soltanto per scopo fiscali elusivi, ossia per pagare meno tasse. Da dove vengono le decine di miliardi in contanti con cui è stata costituita la FININVEST e poi versati per i successivi aumenti di capitali (vedere articolo de L’ESPRESSO del 3 agosto) ? Come mai BERLUSCONI ci tiene così tanto a nascondere la provenienza del denaro che entra nelle casse e nei conti bancari della FININIVEST attuando ogni volta decine di passaggi bancari, facendo perenne uso di società “fantasma” o “cicala” – anche nazionali – intestate a prestanomi (ma il problema riguarda allo stesso modo le altre società del Guppo ai vertici dei vari settori, il cui capitale sociale supera sempre i 50 o i 100 miliardi li lire) ? Sic stantibus rebus, è possibile anche solo ipotizzare che i rapporti con le società Off-Shore, consolidate o meno ed anche esterne al Gruppo, siano tutti improntati ad onesti principi di correttezza e regolarità? Non sarà il caso, invece, di prendere in seria considerazione l’ipotesi che il Sig. BERLUSCONI ha creato questa miriade di società Off-Shore per FRODARE (e non per eludere) il fisco mediante centinaia (o migliaia) di operazioni commerciali e finanziarie fittizie (in tutto o in parte), falsificando quindi tutti i bilanci delle rispettive società nazionali, nonchè per introdurre in Italia centinaia di miliardi di provenienza Off-Shore ? Ma fate molta attenzione a cosa dice sulle società Off-Shore il Prof. Giulio TREMONTI, Deputato di FORZA ITALIA ed ex Ministro delle Finanze del Governo BERLUSCONI, nonchè titolare di un avviatissimo studio di consulenza fiscale (quindi un addetto ai lavori di altissimo livello): “”Ormai i paradisi fiscali intesi come centri Off-Shore interessano solo la malavita ed il riciclaggio di denaro sporco…”” (Corriere della Sera del 9 agosto 2000). Forse TREMONTI si è dimenticato che il suo capo politico è proprietario di un Gruppo finanziario che, oltre ad essere uno dei maggiori a livello nazionale, possiede un numero di società Off-Shore talmente elevato, che non ha uguali in Italia e forse nel mondo. Sulle origini (molto sospette) della FININVEST (società a scatole cinesi, uso spregiudicato di prestanome) e sugli aumenti di capitale miliardari in contanti, si rimanda al recente articolo comparso su L’ESPRESSO (del 3 agosto 2000), che riporta una perizia effettuata dai funzionari della Banca d’Italia. Su tale questione Il Sig. BERLUSCONI si è ben guardato da fornire il minimo chiarimento: la miglior difesa è il silenzio, soprattutto quando i fatti sono talmente chiari che parlano da soli. E’ molto grave, però, che nessun politico e nessun esponente delle Istituzione abbia sentito il dovere di chiedere a BERLUSCONI, considerato il suo attuale ruolo politico e che addirittura aspira a diventare Presidente del Consiglio, di chiarire in modo assolutamente dettagliato e trasparente l’origine di questi soldi. E’ un fatto che il capitale sociale della FININVEST è ripartito tra 22 HOLDINGS (da Italia prima a Italia veniduesima) e che quasi la metà del capitale sociale della FININVEST è posseduto da una società finanziaria – la SERVIZIO ITALIA SOCIETÀ FIDUCIARIA E DI SERVIZI S.P.A. – e, pertanto, da un socio sconosciuto (occulto) che il Sig. BERLUSCONI intende mantenere segreto (ogni commento sulla trasparenza di tali compartementi e sulla provenienza di questi soldi è chiaramente superfluo). Ma questa situazione, che definire abnorme è quasi risibile, non può continuare. E’ il momento, prima che sia troppo tardi, che gli italiani sappiano chi è il Sig. BERLUSCONI: certamente il più grande evasore fiscale che sia mai comparso sul territorio nazionale, ma anche, molto verosimilmente, uno dei maggiori riciclatori di denaro sporco della criminalità organizzata. IL CONFLITTO DI INTERESSI Il noto spot di BERLUSCONI “meno tasse per tutti”, che in questi giorni sta comparendo sui manifesti di tutta Italia, che di per sè potrebbe essere un progetto politico (anche se chiaramente demagogico) detto da lui diventa immediatamente un conflitto di interessi, dato che possiede circa 400 società e quindi gli fa molto comodo pagare meno tasse. Lo stesso dicasi per l’abrogazione dell’imposta sulle successioni e donazioni (dato che sta passando il timone del Gruppo FININVEST ai due figli), e per tutti i settori economici e finanziari nei quali sono interessate le società del Gruppo FININVEST: – assicurazioni e intermediazione finanziaria (Mediolanum Spa – C.F. 11667420159), – cinema e spettacolo (Medusa Film Spa – C.F. 03723360156), – televisivo (Mediaset Spa – C.F. 09032310154), – editoria (Arnoldo Mondadori Editore Spa – C.F. 07012130584), – grande distribuzione (Euridea Spa – C.F. 00739960151, ex Standa), – sport (Milan A.C. Spa – C.F. 01073200154), – edilizia (Arcus Immobiliare Spa Già Edilnord Spa C.F.04426190155 – Edilnord 2000 Spa C.F.12631240152), – pubblicità (Pagine Italia Spa – C.F. 11006380155, Publitalia ’80 Spa – C.F. 04529390157) Tutte le società capogruppo dei vari settori controllano a loro volta altre società (come si può rilevare dai rispettivi bilanci consolidati), diverse delle quali hanno sede in centri Off – Shore. Ciò significa che numerose società off – shore della FININVEST non risultano nei bilanci consolidati di quest’ultima ma soltanto nei bilanci consolidati delle varie società capo-settore. Ad esempio: EURIDEA Spa controlla le seguenti società estere (bilancio consolidato al 31.12.98), di cui le prime tre con sede in Paesi Off-Shore: Euridea International B.V., società finanziaria con sede ad Amsterdam, Euridea Luxemburg S.A., società finanziaria con sede in Lussemburgo, Euridea Ltd., società di servizi con sede ad Hong Kong (ex Standa Ltd.), Euridea USA Inc., società di servizi con sede a San Francisco, La MEDUSA FILM Spa controlla soltanto una società estera (secondo i dati del bilancio consolidato al 31.12.99): la Medusa Film International Ltd., con sede a Dublino (nota località Off-Shore). La MEDIOLANUM Spa, secondo i dati del bilancio consolidato al 31.12.99, ha partecipazioni di controllo in quattro società estere, tutte con sede a Dublino: . Mediolanum Asset Management Ltd., . Mediolanum International Funds Ltd., . Vicenza Life Ltd., . Vicenza Funds Ltd., Inoltre ha una quota di partecipazione (14%) nella Europa Invest S.A. con sede in Lussemburgo. BERLUSCONI ha detto più volte (da ultimo “la Repubblica” del 20 sett. 2000) che se diventerà Capo del Governo si asterrà in occasione di decisioni che coinvolgano gli interessi del Gruppo FININVEST. Anche se così fosse, certamente sembra difficile ipotizzare che i suoi Ministri possano prendere decisioni che danneggino il loro Capo. Paradossalmente BERLUSCONI dovrebbe astenersi in tutti i settori nei quali ha dimostrato (a suo dire) una grande competenza (in realtà una grande astuzia), mentre si dovrebbe pronunciare in tutti gli altri settori della vita sociale, nei quali, invece, ha dimostrato una incompetenza ed un tasso di demagogia francamente preoccupanti oppure una totale ignoranza o indifferenza (es. clonazione, biotecnologie, aborto). In una recente battuta televisiva di grande effetto BERLUSCONI, in polemica con RUTELLI, ha detto che “un uomo non è soltanto quello che dice ma anche quello che fa e che ha fatto, ossia la sua storia”. Una frase molto seducente che allude alla sua bravura nel creare la FININVEST, un grande Gruppo economico – finanziario; peccato che questo Grande Gruppo è nato ed è cresciuto grazie ad una miriade di società Off – Shore e a miliardi di lire di provenienza “sconosciuta” (ma su questo, ovviamente, il Sig. BERLUSCONI si guarda bene dal dire qualcosa). Infine, è appena il caso di ricordare che nel codice civile ci sono molte norme riguardanti il conflitto di interessi che dicono chiaramente (come del resto suggerirebbe anche un po’ di buon senso) che un personaggio nella posizione di BERLUSCONI tutto potrebbe fare meno che il Capo del Governo (ma neanche il deputato): – conflitto di interessi tra amministratore e società artt. 2391, 2373 e 2631; – conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato artt.1394 e 1395. A tali norme bisogna aggiungere quella sui motivi di ineleggibilità per i titolari di concessioni pubbliche che (incredibilmente) non è stata mai applicata al Sig. BERLUSCONI. Inoltre, occorre sottolineare che il conflitto di interessi non è risolvibile con strumenti normativi. Sia il Blind Trust che la vendita o la donazione delle azioni e del patrimonio (la cui detassazione totale, non a caso, sta tanto a cuore a BERLUSCONI) ad amici, figli o prestanome sarebbero soluzioni del tutto illusorie (ed anche ridicole). Le uniche soluzioni realmente efficaci sarebbero la vendita totale a soggetti del tutto estranei a BERLUSCONI oppure la ineleggibilità assoluta (che già esisterebbe) accompagnata dal divieto di assumere cariche istituzionali. LA QUESTIONE ISTITUZIONALE C’è da chiedersi, poi, come mai il Ministero delle Finanze e la Guardia di Finanza non controllano le società nazionali (non solo la FININVEST ma anche gli altri grandi Gruppi industriali ) che intrattengono rapporti commerciali e finanziari con società ubicate nei Paesi Off – Shore, perlomeno quelli considerati tali dallo stesso Ministero delle Finanze secondo i D.M. 24.4.1992 e 4.5.1999 (la FININVEST possiede/possedeva società a Malta, Isole Vergini Britanniche, Antille Olandesi, Svizzera, Hong Kong, Gibilterra, Panama, Uruguay, Liechtenstein e Portorico), tenuto conto della nota pericolosità di tali Stati / località sotto l’aspetto fiscale e del riciclaggio di denaro sporco. Infatti, contrariamente a quanto si dice comunemente, non è vero che tali rapporti non possono essere indagati. E’ una questione complessa ma, in sintesi, ecco ciò che le competenti autorità (Min. Fin. e G. di F.) potrebbero fare: Occorre tener presente che i Centri Off – Shore non offrono alcuna collaborazione alle indagini di polizia e della magistratura (proprio per questo vengono scelti dalle società) sia per quanto riguarda l’aspetto fiscale – commerciale sia, e soprattutto, per l’aspetto bancario. Quindi eventuali rogatorie internazionali verso questi Paesi sono tempo perso (al massimo si possono ottenere risposte formali o largamente omissive). Le indagini e gli accertamenti possono, però, essere effettuati utilmente ed in modo compiuto sulle società nazionali che intrattengono rapporti commerciali (import-export di beni e servizi), valutari e finanziari con le società off – shore, verificando quindi, con gli opportuni riscontri documentali e bancari, la effettività e la congruità (sotto l’aspetto del valore e della quantità) di tali rapporti. Gli unici aspetti che resterebbero sicuramente non indagabili sono i conti bancari delle società off – shore colà localizzati e le transazioni effettuate da quelle società verso altri Stati. Tutte le altre informazioni possono essere acquisite presso le società nazionali; ad esempio se si vogliono conoscere i rapporti intercorsi tra le società estere off – shore del Gruppo MEDIASET (International Media Services Ltd. di Malta, Mediaset Investment S.a.r.l. in Lussemburgo, P.D.U. Edizioni Discografiche e Musicali S.a. di Lugano, Publieurope International Ltd. di Londra e Mediaset Ireland Ltd. Dublino, ossia 5 su 8 estere complessive nel 1998, pari al 62%) e la capogruppo MEDIASET Spa, che ha sede a Milano, via Paleocapa n.3 (sede storica del Gruppo FININVEST), basta effettuare le opportune ricerche presso quest’ultima. Relativamente a MEDIASET, che attualmente ha un capitale di 1.180 miliardi di lire, è da notare l’aumento del capitale sociale da 30 milioni di lire ad oltre 1.264 miliardi di lire in soli 2 anni (dal marzo 1994 al marzo 1996). Nel 1994 il Capitale sociale di MEDIASET era posseduto interamente – al 99% – dalla FININVEST S.P.A. Per quanto riguarda la FINANZIARIA INVESTIMENTO FININVEST SPA (C.F. 03202170589), la situazione è la seguente: Tutte le società del Gruppo, nazionali ed estere, sono controllate, direttamente o indirettamente (tramite altre società del Gruppo), dalla FININVEST S.p.a., con sede legale a Roma, largo del Nazareno n.8, e sede amministrativa a Milano, via Paleocapa n.3; il capitale sociale di 400 miliardi di Lire (400 milioni di azioni da Lire 1.000 cadauna) è posseduto da nr. 22 società Holding S.p.A. denominate “Holding Italiana prima”, seconda, ecc., fino a ventidue. Una 23^ quota di 15.573.333 azioni è posseduta direttamente da Silvio BERLUSCONI. La maggioranza assoluta delle azioni della FININVEST – il 53,2% – è intestata direttamente a Silvio BERLUSCONI. Le restanti azioni – il 46,8% – sono possedute da una società finanziaria – schermo: la SERVIZIO ITALIA SOCIETÀ FIDUCIARIA E DI SERVIZI S.P.A., società posseduta congiuntamente dalla B.N.L. S.p.A. (che detiene il 76% del capitale sociale della S.I.S.F.) e da EFIBANCA S.p.A. (il 24%). Le quote suddette si riferiscono al 1996, ma sia negli anni precedenti che successivi non risultano variazioni significative. Tutte le 22 Holding Spa, costituite nei primi anni ’80, hanno sede legale a Milano: in via Paleocapa 3 (sede storica del Gruppo FININVEST) fino al 1996, e successivamente a Segrate (MI), Residenza Parco 802. Il CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE delle stesse Holdings è composto da: – FOSCALE Luigi, nato a Milano il 09/05/1915, amministratore unico e rappresentante legale dal 1980 in poi, persona di fiducia (prestanome) di Silvio BERLUSCONI; – BERLUSCONI Marina Elvira e BERLUSCONI Pier Silvio, figli di Silvio BERLUSCONI, con l’incarico di consiglieri dal 1996 (in qualche caso dal 1993), i quali, in tre holdings, hanno assunto anche la carica di Presidenti del C. di A.. Tale situazione sta a significare che, nonostante il fatto che il pacchetto azionario di maggioranza di numerose Holdings sia posseduto dalla FIDUCIARIA SERVIZIO ITALIA Spa, la gestione delle stesse è sempre stata, in modo esclusivo, nelle mani di Silvio BERLUSCONI. Si tratta, quindi di un classico caso di intestazione fiduciaria (di comodo), il cui scopo è proprio quello di mantenere segreto il “socio occulto” o “finanziatore occulto” del Sig. BERLUSCONI. Ma chi è questo socio occulto della FININVEST, che possiede il 47% circa del capitale, ossia il 47% di 400 miliardi di lire ? E da dove vengono questi 188 miliardi di lire (ai quali bisognerebbe aggiungere gli altri 212 di BERLUSCONI e delle altre società FININVEST, diverse delle quali hanno un capitale sociale di circa 100 miliardi di lire) ? ULTERIORI CONSIDERAZIONI In conclusione (si fa per dire) occorre ribadire e sottolineare che qui il problema non è soltanto quello della frode-evasione fiscale e dei bilanci falsi (situazioni già di per sè, comunque, gravissime e di dimensioni gigantesche) ma che la FININVEST, tramite le numerosissime società estere Off – Shore (consolidate e non) e la miriade di transazioni commerciali, finanziarie e valutarie (la maggior parte delle quali fittizie) poste in essere dalle società Off – Shore con le società nazionali del Gruppo, ha fatto entrare nel territorio nazionale centinaia di miliardi Off – Shore. Ma di chi sono questi miliardi ? Quello che è noto ed assolutamente dimostrato è che nei Centri Off – Shore la criminalità organizzata italiana ed internazionale riversa migliaia di miliardi. Chi ci dice che una parte, anche consistente, di questi miliardi sporchi non sia entrata in Italia (o anche rientrata) tramite le società Off – Shore del Sig. BERLUSCONI, le quali potrebbero, molto facilmente, intrattenere rapporti d’affari con altre società Off -Shore? Come mai il Sig. BERLUSCONI, aspirante Capo del Governo, non si sente in dovere di chiarire la provenienza dei miliardi in contanti con i quali ha effettuato gli aumenti di capitale della FININVEST – vedi articolo de L’ESPRESSO del 3 agosto 2000 (ma il problema riguarda tutte le maggiori società del Gruppo) ? E come mai nessun organo istituzionale mette sul tappeto questa storia, sia per denunciarla pubblicamente sia per chiarirla una volta per tutte? E’ chiaro che in sede penale queste “ipotesi” vanno dimostrate (frode fiscale riciclaggio e fondi neri), ed è altrettanto chiaro che tale dimostrazione è quanto mai complicata, se non altro a causa dell’elevato numero di società da indagare. Considerando solo le consolidate, il Gruppo ha circa 200 società nazionali ed un centinaio estere, delle quali più della metà Off – Shore, anche se, in effetti, un’eventuale indagine potrebbe limitarsi alle società nazionali più importanti, atteso che, verosimilmente, sono queste ultime ad intrattenere i principali rapporti con le società estere. Ma in questo caso il discorso o, meglio, l’onere della prova si ribalta: è al Sig. BERLUSCONI – politico, che vuole diventare Presidente del Consiglio, che anzitutto incombe l’onere-dovere di dimostrare agli italiani la sua pulizia e trasparenza. Peccato (per lui) che questa dimostrazione non la potrà mai dare proprio perchè i conti bancari Off – Shore non sono ufficialmente acquisibili, nè ovviamente si potrebbe accettare un’esibizione spontanea di tali conti, che potrebbero essere facilmente alterati; in ogni caso il riciclaggio di denaro sporco può avvenire anche tramite transazioni apparentemente regolari (come già esposto in precedenza trattando delle possibili attività fraudolente). Quella che finora è stata la forza di BERLUSCONI nei confronti delle varie indagini che lo hanno coinvolto, ossia la iper-tutela bancaria e fiscale garantitagli dai Paesi Off – Shore, si trasforma ora, come un boomerang, nell’impossibilità di provare la sua trasparenza. Spieghi agli italiani il Sig.BERLUSCONI, quali e quanti soldi sono transitati sui conti bancari delle sue SOCIETA’ OFF-SHORE (CONSOLIDATE E NON) e soprattutto la loro provenienza e destinazione. Spieghi e dimostri (se ne è capace) che le attività commerciali e finanziarie delle sue società OFF-SHORE sono perfettamente regolari e rientrano nella normale e fisiologica libertà d’impresa (minacciata da quegli incapaci di comunisti che “mangiano i bambini”) Qui non si tratta di “non poteva non sapere”: il Sig. BERLUSCONI ha creato coscientemente e molto astutamente un impero di società Off – Shore ben sapendo a cosa servono: creazione di fondi neri da utilizzare per scopi illeciti (pagamento di tangenti, corruzione, scalate societarie occulte, ecc.), occultamento di utili e riciclaggio di denaro proveniente da delitti. E’ accettabile in un Paese normale che un personaggio come Silvio BERLUSCONI possa aspirare a diventare Presidente del Consiglio mentre non possiede neppure i requisiti minimi – sotto l’aspetto morale e della trasparenza (per quello penale sono tuttora in corso vari procedimenti ma molti altri ne dovrebbero essere aperti) – per continuare a fare il deputato (tanto meno il leader del “Polo”)? La verità è che BERLUSCONI è “sceso in campo” per difendersi dai processi penali con l’immunità parlamentare ed anche per poter dire che è un “perseguitato politico” da parte di “Toghe rosse” e “comunisti invidiosi delle sue ricchezze” (cosa che da semplice imprenditore non avrebbe mai potuto dire). Inoltre, la “discesa in campo” è stata anche molto conveniente per BERLUSCONI, dato che la FININVEST è passata, dal ’94 ad oggi, da una situazione di forte indebitamento (circa 5.000 miliardi) a realizzare dei profitti molto consistenti.

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