Mediaset, inchiesta riciclaggio in Svizzera

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in attualità
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Mediaset, inchiesta riciclaggio in Svizzera Trentino

— 16 ottobre 2005 pagina 07 sezione: ATTUALITÀ MILANO. Si apre un nuovo filone di indagine sull’acquisto, a prezzi «gonfiati», dei diritti cinematografici da parte di Mediaset. La procura di Milano ha scoperto infatti sette conti correnti depositati in istituti bancari della Svizzera, alimentati con trasferimenti di denaro da parte di intermediari americani, che sarebbero da attribuire «a persone da identificare all’interno del gruppo Mediaset». Questa è la nuova storia, che si va adesso ad aggiungere all’altra inchiesta (ora terminata) che il prossimo 28 ottobre sarà presa in esame dal giudice per le indagini preliminari Fabio Paparella. Proprio in questa inchiesta, il capo del governo e i suoi due figli, Marina e Piersilvio, sono accusati di appropriazione indebita, frode fiscale e falso in bilancio perchè Fininvest (e poi Mediaset) avrebbe acquistato diritti cinematografici a prezzi ritenuti «gonfiati». In pratica la società del Biscione avrebbe comprato questi diritti (dal 1995 al 2000) da società di comodo, con sede nei paradisi fiscali, che a loro volta acquistavano gli stessi diritti dalle case di produzione americane. Questa «triangolazione» avrebbe permesso a Fininvest di mettere a bilancio 280 milioni di euro di uscite fasulle perchè le società di comodo, in effetti, erano sempre riconducibili al Biscione. Per la procura, in questo modo si pagavano meno tasse (perchè gli utili erano minori) e si costituivano fondi all’estero (Berlusconi è accusato di aver beneficiato personalmente di 103 miliardi di lire). Adesso dagli Usa sono arrivate alcune rogatorie. Per l’accusa il «gioco» dei diritti gonfiati è continuato fino al 2002. A comprare è la Mediatrade (la società che ha sostituito Mediaset nell’acquisto dei diritti). A vendere è la Wiltshire Trading, una società che fa capo all’imprenditore Frank Agrama. Una volta fatto l’affare, la società di Agrama trasferiva il denaro ai sette conti svizzeri che, per l’accusa, sono da attribure a persone «interne al gruppo Mediaset». A confortare questa tesi c’è la testimonianza di Bruce Gordon, ex manager Paramount. «Per noi Agrama era un agente di Berlusconi. Era il rappresentante della Fininvest». Nell’ambito dell’inchiesta i magistrati hanno interrogato l’ex calciatore Oscar Damiani (ha giocato in Milan e Juve) ora procuratore sportivo. Damiani avrebbe prelevato 500 milioni in contanti da un suo conto svizzero (denominato «Flip») nel quale, fra il 1995 e il ’96 erano confluiti 300 mila dollari. I dollari arrivavano da una società delle Bahamas legata al banchiere Paolo Del Bue (indagato per riciclaggio). L’ex calciatore ha ammesso la proprietà del conto corrente, ha spiegato di non ricordare i motivi di alcune operazioni e ha solo detto che in quel periodo comprava quadri. Ieri si è saputo che anche la Svizzera ha avviato una indagine per riciclaggio sui presunti fondi neri relativi ai diritti tv Mediaset. I conti, dai nomi un po’ strani («Leonardo», «Trattino», «Teleologico», «Litoraneo», «Sorsio», «Clock» e «Pache») erano in una banca di Lugano. E i pm di Milano lamentano la mancata collaborazione dei magistrati del Principato di Montecarlo. Alcuni testimoni dovevano essere interrogati fra l’8 e il 9 dicembre 2004, ma l’atto istruttorio era stato sospeso. (g.f.)

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