Milano, Castelli ferma le rogatorie su Berlusconi Caso Mediaset

Pubblicato: ottobre 12, 2009 in le leggi ad personam di berlusconi
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http://archiviostorico.corriere.it/2003/luglio/25/Milano_Castelli_ferma_rogatorie_Berlusconi_co_0_030725045.shtml

 

 Castelli ferma le rogatorie su Berlusconi

 il ministro: la legge sull’ immunità impedisce le indagini oltre ai processi. I pm: grave violazione, intervenga il Csm Negate le trasferte in Svizzera e Usa per gli accertamenti sull’ acquisto di film tv MILANO – Il ministro della Giustizia del governo Berlusconi usa le nuove norme sull’ immunità per bloccare le indagini su Silvio Berlusconi «in palese violazione della legge»: lo denuncia la Procura di Milano, che chiede formalmente al Csm di reagire a uno stop politico imposto con procedure «abnormi», di ribadire che la nuova legge sull’ immunità sospende solo i processi, ma non le inchieste, e di riconfermare l’ inviolabilità di principi fondamentali della Costituzione come l’ uguaglianza di tutti i cittadini, l’ obbligatorietà dell’ azione penale e l’ indipendenza dei giudici. Il nuovo scontro tra Procura e governo nasce da uno stop burocratico che, fino alla settimana scorsa, sembrava limitato a un caso specifico: il ministero stava ritardando la rogatoria americana dell’ inchiesta su Mediaset, che ha come principale indagato il premier. Ora, dopo due mesi di carteggio tra Roma e Milano (già trasmesso dalla Procura al Csm), la questione investe gli equilibri istituzionali: in Italia è possibile indagare sul capo del governo? La nuove norme sull’ immunità si limitano a sospendere i processi o vietano qualsiasi attività giudiziaria, compresa la raccolta iniziale delle prove? Un interrogativo che in Procura viene polemicamente illustrato così: «Se un’ alta carica dello Stato perde la testa e spara a un passante, possiamo almeno prendere le impronte digitali sulla pistola?». A complicare la vicenda è un brusco cambio di linea del ministero. La rogatoria americana viene spedita a Roma il 15 maggio: la Procura, che indaga per frode fiscale e falso in bilancio, chiede ai giudici di Los Angeles di raccogliere prove sul magazzino di film che Mediaset ha acquistato (tramite società off-shore) dai produttori di Hollywood. Il 4 giugno i pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale mandano il primo sollecito: la rogatoria è urgente, perché il termine dell’ istruttoria «scadrà il 18 ottobre per l’ indagato Giorgio Vanoni e il 16 dicembre per l’ indagato Fedele Confalonieri». Il codice consentirebbe al ministro di bloccare la rogatoria «con decreto», se «possano essere compromessi la sicurezza o altri interessi essenziali dello Stato». Ma Castelli lo esclude: «Non mi sembra che ne ricorrano le condizioni». E il 10 giugno il suo ministero comunica ai pm che la rogatoria è stata regolarmente «trasmessa al dipartimento di giustizia statunitense». Poi, il colpo di scena: i pm milanesi telefonano all’ ambasciata americana per organizzare la trasferta, ma si sentono dire che la rogatoria «non è stata ancora inoltrata ai giudici statunitensi». E perché? La risposta dell’ addetto diplomatico, Nicholas Acker, è imbarazzata: «Chiedetelo al vostro ministero». L’ 11 luglio i pm domandano a Roma se «si profilino situazioni ostative e di quale natura», visto che il ministro non risulta aver firmato alcun decreto di stop, tantomeno nei termini di legge. Il 18 luglio Augusta Iannini, il magistrato romano che oggi è dirigente del ministero, risponde che la rogatoria era stata sì «inoltrata», ma che «il 23 giugno è entrata in vigore la legge» sull’ immunità (quella che ha sospeso il processo Sme per Berlusconi, imputato con Previti di corruzione). Per cui «il signor ministro», «nell’ eventualità che potesse riguardare anche il presidente del Consiglio indagato» (per Mediaset), ha scritto «una nota all’ ambasciatore Usa» ed è riuscito a farsi restituire la rogatoria. «Il signor ministro», inoltre, «ha deciso di acquisire un parere pro veritate», cioè di chiedere a qualche giurista se l’ immunità possa bloccare anche «i procedimenti in fase d’ indagine». E con la stessa lettera il ministero ha direttamente restituito a Milano la rogatoria americana insieme a un’ altra, sempre su Mediaset, ma diretta in Svizzera, invitando i pm a «valutarne la compatibilità» con la nuova legge. La Procura ha però dichiarato «irricevibili» i due pacchi ministeriali, denunciando «l’ abnormità della procedura seguita, in palese violazione della legge». E ha rispedito le rogatorie a Roma, intimando al ministero di trasmetterle ai giudici stranieri senza più «interferire indebitamente nella funzione giudiziaria». Da Milano, il carteggio sui limiti dell’ immunità è già finito al Csm, che potrebbe far intervenire il Capo dello Stato o la Corte costituzionale. Paolo Biondani IL LODO MACCANICO Processi sospesi Il «Lodo Maccanico» (dal nome del parlamentare della Margherita che lo ha ideato), approvato il 20 giugno scorso e immediatamente entrato in vigore, prevede la sospensione del processo penale per le 5 più alte cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio e della Corte costituzionale. La legge non parla esplicitamente di sospensione delle indagini preliminari L’ INDAGINE Frode fiscale Berlusconi è indagato per frode fiscale per la compravendita tra il ‘ 94 e il ‘ 96 di diritti per la trasmissione di film Usa sulle reti Mediaset. L’ inchiesta dei pm De Pasquale e Robledo è partita nel 2001 dopo la trasmissione dalla Svizzera all’ Italia di 2 conti bancari intestati a società off-shore che avrebbero comprato diritti tv poi finiti a Mediaset Biondani Paolo Pagina 5 (25 luglio 2003) – Corriere della Sera

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