Il Guardian replica a Berlusconi: Italia inadatta ai vertici

Pubblicato: ottobre 13, 2009 in berlusconi all'estero
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http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/G8/giorno-per-giorno/g8-guardian-italia-inadatta-ai-vertici.shtml?uuid=c9b5fb76-6b9a-11de-9813-bf7a84923155&DocRulesView=Libero

 

Italia fuori dal G8? Finché ci sarà Berlusconi, l’Italia è «inadatta ai vertici». Questo il titolo di un editoriale con cui il Guardian rilancia le critiche a Silvio Berlusconi e risponde alle affermazioni del premier. Nel giorno di apertura del vertice a L’Aquila, il quotidiano britannico ricorda che il premier italiano, di fronte alle accuse di avere intrattenuto escort nelle sue case a Roma e in Sardegna, dice che gli italiani lo vogliono così. «Questo – si legge – solleva l’interrogativo: se l’Italia vuole Mr. Berlusconi come suo primo ministro, il G8 dovrebbe volere l’Italia?». Il Guardian si domanda «se l’Italia, dopo un decennio di deriva economica, ora risponda ai requisiti di base per sedersi a qualsiasi tavolo internazionale». E’ al 76.mo posto nell’indice della libertà economica dell’Heritage Foundation, dietro a Kirghizistan, Mongolia e Madagascar, fa notare l’editoriale, non firmato, del quotidiano britannico. E’ al 55.mo posto nella lista dei Paesi meno corrotti. «I politici italiani sono considerati meno affidabili di quelli di Pakistan, Bielorussia, Azerbaigian, Senegal e Sierra Leone» I leader riuniti a L’Aquila hanno, secondo il Guardian, tutte le ragioni di chiedersi se sono finiti in uno dei primi Paesi del mondo o in un Paese del Terzo Mondo. «A giudicare dagli standard dell’Italia di libertà economica, corruzione e libertà della stampa, la risposta non è ovvia». «Berlusconi è il sintomo, ma non necessariamente l’intera causa della deriva del Paese», continua il Guardian. «Gli italiani non sono scandalizzati da lui. Sono sgomentati dal fatto di essere criticati dalla stampa straniera a causa sua, ma non chiedono che l’uomo se ne vada». Gli italiani «segretamente» ammirano l’abilità dei loro leader a cavarsela quando sono messi alle strette. «Finché gli italiani non cominciano a chiedere seri standard ai propri leader, il Paese forse non è il migliore luogo per vertici mondiali seri», conclude l’editoriale. Nel merito, in un pezzo con un ampio richiamo sulla homepage del suo sito, il Guardian difende la fondatezza delle proprie notizie. Nel servizio, intitolato «Silvio Berlusconi contrattacca alle critiche sul summit G8», Julian Borger e John Hooper riferiscono che Berlusconi ha tentato di respingere le accuse che i preparativi del vertice sono stati così caotici da mettere in questione l’appartenenza dell’Italia al G8. L’articolo riferisce che Berlusconi ha definito quanto pubblicato dal Guardian «una colossale cantonata di un piccolo giornale». Il quotidiano britannico ribadisce che le sue fonti, che non vogliono essere nominate, hanno detto al Guardian che in assenza di iniziative per il summit, Washington aveva organizzato le teleconferenze tra gli sherpa. Il portavoce del ministero degli Esteri italiano ha ribattuto che c’è stato un fraintendimento e che il giro di telefonate era stato organizzato dagli Usa in vista del G20 di Pittsburgh a settembre. Il portavoce ha aggiunto che un’iniziativa sulla sicurezza alimentare, che il Guardian attribuiva agli Usa, era stata in realtà gestita dall’Italia. Il Guardian scrive che le proprie fonti hanno confermato quanto pubblicato sul quotidiano britannico: «L’Italia ha fatto circolare un documento sulla sicurezza alimentare l’anno scorso, ma al Guardian risulta che l’iniziativa nella sua forma attuale, mirante a sostenere gli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo, sia stata messa insieme sotto la leadership Usa. Le telefonate degli sherpa riguardavano principalmente l’incontro del G8 a L’Aquila». L’articolo concede che anche la Gran Bretagna era stata criticata per l’organizzazione del G20 a Londra lo scorso aprile. E spiega che nei prossimi tre anni gli europei saranno sotto pressione per decidere chi li deve rappresentare nel G8 o nel gruppo più ampio che gli succederà, nel consiglio Onu e nel Fondo monetario internazionale. Le tre istituzioni dovranno essere riformate ed è probabile che ci sia una «diluizione dell’influenza europea» e che alcuni Paesi debbano uscire. Secondo un esperto americano della Brookings Institution, Bruce Jones, «è inevitabile che gli Usa svolgano un ruolo più centrale nella gestione di un G8 allargato».

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