indipendent:mafia e forza italia

Pubblicato: ottobre 13, 2009 in berlusconi all'estero
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http://palermo.blogsicilia.it/2009/07/mafia-e-forza-italia-complementarieta-o-contrapposizione/

 

Da quando Veronica Lario decise di scrivere a Repubblica per dirne quattro al marito, per Silvio Berlusconi è cominciato un incubo. È successo di tutto e di più, che ha sbarazzato in poco tempo il lavoro dell’esecutivo a Napoli e in Abruzzo. Lo scandalo attorno a Noemi & Co. sta facendo vacillare il trono del leader del Popolo della Libertà, nonché Premier. Due sono gli schieramenti: chi sostiene che Berlusconi sia vittima di sé e chi del gossip strumentalizzato. Ma ora c’è un’altra grana, in teoria più pericolosa e sconvolgente di una festa a Villa Certosa. Ne ha parlato LiveSicilia con quest’articolo di Andrea Cottone. Stavolta si fa riferimento a Cosa Nostra e in particolar modo a Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo, mafioso senza ombra di dubbio, già messo in causa di recente in occasione delle indagini su quattro uomini politici siciliani (Vizzini, Cintola, Romano e Cuffaro). In estrema sintesi, il quotidiano inglese The Independent ha dedicato un articolo a Silvio Berlusconi e ad una lettera a lui indirizzata, datata 1994, attribuibile ai boss corleonesi, con minaccia: uno dei suoi canali televisivi doveva finire nelle mani della mafia. The Indipendent ha anche intervistato Antonio Ingroia, il procuratore aggiunto alla Dda di Palermo, che ha sentenziato così: “Non solo credo che sia possibile che Berlusconi sia entrato in politica per questa ragione, credo sia probabile. La mossa è spesso attribuita ai timori che politici di sinistra potessero nazionalizzare il suo impero televisivo. Ma le nuove rivelazioni delle minacce della mafia fanno emergere altre ragioni: la protezione e la sicurezza offerte a chi ricopre alte cariche”. Semplificando al massimo ciò che ha dichiarato Ingroia al giornale inglese, Forza Italia sarebbe stata creata da Berlusconi in seguito alle minacce della mafia. Magari perché Cosa Nostra, nel frattempo, aveva perso la Democrazia Cristiana, frantumatasi in seguito a Mani Pulite. Estremizzando ancora, la maggioranza degli italiani (i numeri sono un dato di fatto) ha votato, e continua a farlo, per un partito di cui la mafia aveva bisogno. Eppure tra Forza Italia e Cosa Nostra c’è un anno che li contrappose duramente: il 2002. Il governo Berlusconi, infatti, trasformò lo status del 41 bis, che da decreto soggetto a rinnovazione annuale divenne una norma permanente. Conseguenza di quella decisione, come scrisse John Dickie in Storia di Cosa Nostra, fu la comparsa nello stadio di Palermo, durante una partita di calcio, di uno striscione in cui si leggeva: “Uniti contro il 41 bis, Berlusconi dimentica la Sicilia“. Pertanto, se la mafia pensava che l’avvento di Berlusconi in politica potesse coprire il vuoto lasciato dalla Democrazia Cristiana, dovette ricredersi almeno dal 2002. E poi, dopo il 1992, non c’è partito che non possa agire, a livello centripeto, in chiave antimafiosa. Solo un pazzo governatore potrebbe soddisfare le richieste di Cosa Nostra (lo smantellamento dei pilastri della legislazione antimafia italiana), senza pagarne le conseguenze in chiave di consenso nazionale, facendo un enorme regalo agli avversari. Ma io non sono un giudice né un procuratore aggiunto: a ciascuno il suo mestiere. Solo un commentatore, che cerca di capirne di più, dando un’occhiata approfondita alla storia, interpretandone le ragioni. E voi che ne pensate? Approfondimento: LiveSicilia.

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