Mancino: «No a Csm sotto il ministero»

Pubblicato: ottobre 17, 2009 in attualità
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http://www.corriere.it/politica/09_ottobre_17/mancino-csm-ministero_9b96ac14-baf9-11de-af7b-00144f02aabc.shtml

 

ANM: VIA ALLO STATO DI AGITAZIONE – Stato di agitazione e convocazione di assemblee in tutti i distretti giudiziari per decidere le future iniziative di protesta da adottare, non escluso lo sciopero. È la decisone presa dal parlamentino dell’Anm in risposta agli attacchi alla magistratura e agli organi di garanzia, e alle annunciate riforme «punitive» nei confronti della magistratura. Le iniziative sono state decise all’unanimità e con un documento che definisce «stupefacente e vergognoso» il fatto che il giudice Raimondo Mesiano, «reo unicamente di aver pronunciato una condanna della Fininvest al pagamento di una somma di denaro in una controversia civile, venga spiato e inseguito dalla rete televisiva di tale gruppo mentre compie le proprie attività quotidiane», il tutto per «denigrare e svilire la sua persona». «Difenderemo a oltranza i valori della Costituzione» ha sottolineato, da canto suo, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, replicando all’iniziativa lanciata dal premier Silvio Berlusconi di procedere a una riforma della giustizia mettendo anche mano alla Costituzione. Parlando con i cronisti a margine dei lavori del Comitato direttivo centrale dell’Anm che si è riunito sabato, Palamara spiega: «Noi diciamo no a una riforma della Carta costituzionale perchè difendiamo l’autonomia della magistratura nell’interesse dei cittadini. Ma dire no alla riforma della Costituzione- sottolinea- non vuol dire no a una riforma della giustizia che renda più veloci i processi». Quanto agli annunci del Governo di procedere a una riforma delle modalità di elezione del Consiglio superiore della magistratura, Palamara dice: «Il nostro obiettivo è garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, noi abbiamo avviato comunque una seria riflessione di autoriforma della magistratura». Quindi un «no» deciso all’ipotesi di far dipendere i pubblici ministeri dall’esecutivo. «Questo sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo».

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