SAN MARINO, ‘ PARADISO’ DEI FONDI NERI FININVEST

Pubblicato: novembre 6, 2009 in tutti i processi di berlusconi
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SAN MARINO, ‘ PARADISO’ DEI FONDI NERI FININVEST

Repubblica — 28 febbraio 1996   pagina 12   sezione: POLITICA INTERNA

MILANO – Un paradiso bancario dove si può andare a piedi, un’ isola del riciclaggio all’ interno dei confini nazionali: seguendo le tracce dei fondi neri della Fininvest, il pool Mani Pulite scopre che la ‘ lavanderia’ dei miliardi era a portata di mano, nella Repubblica di San Marino. Un dirigente della Cassa di risparmio di San Marino è infatti indagato per riciclaggio per avere smistato trenta miliardi provenienti dalla contabilità occulta del gruppo di Silvio Berlusconi: si tratta di una fetta consistente dei centocinquanta miliardi di Cct che una fiduciaria milanese comprò per conto del Biscione nel 1990 e di cui da allora si sono perse le tracce. Ma il pool è convinto di avere individuato nella Repubblica del Titano un sistema utilizzato per lavare il denaro di ogni provenienza: e in questi giorni sta preparando un’ offensiva per costringere le banche di San Marino a rispettare le leggi italiane e per colpire le loro ‘ sponde’ . PER UILMO Montanari, funzionario del servizio finanziario della Cassa di Risparmio di San Marino, il momento in cui ha aperto il plico proveniente da Milano non deve essere stato piacevole. Nella sua laconicità, la comunicazione del pm Francesco Greco era fin troppo chiara: invito a comparire per il 26 febbraio negli uffici della Procura milanese, per rispondere dei reati di ricettazione e di intermediazione finanziaria abusiva. Con l’ occasione, si avvisava Uilmo Montanari che contro di lui si procede anche per il reato di cui all’ articolo 648 bis del codice penale: riciclaggio. Un’ accusa pesantissima, che, finora, il pool Mani Pulite aveva contestato solo ad alcuni prestanome craxiani, accusati di avere dirottato i fondi del leader socialista verso i conti cifrati delle bancha caraibiche, e che ora colpisce invece una delle quattro banche-chiave del sistema finanziario sanmarinese. E’ il primo risultato della caccia al tesoro iniziata dalla Guardia di finanza nel gennaio scorso, quando si scoprì che dalla Fiduciaria Orefici, rispettabile e riservatissima commissionaria milanese, erano stati acquistati per conto del gruppo di Berlusconi una quantità impressionante di certificati di credito del tesoro. Per accertarne l’ impiego, le “fiamme gialle” hanno messo a frutto l’ esperienza maturata durante un’ altra caccia, quella dei Cct dell’ Enimont. Stavolta il compito è stato più difficile: i Cct della Fininvest sono moltissimi, circa seimila, e sono stati messi all’ incasso da numerose banche diverse. Ma, con il tempo e la pazienza, i risultati sono arrivati. E l’ indagine si è scontrata con i segreti di San Marino. La sensazione del pool è di aver messo le mani su uno snodo di grande importanza, e non solo per le indagini di Tangentopoli. Frugando nelle cronache, d’ altronde, si scopre che per due volte, in campi diversissimi, le inchieste della magistratura italiana erano arrivate a puntare i riflettori su San Marino. Al Credito Industriale sanmarinese venivano custoditi i fondi neri del Sisde, gestiti dai funzionari del “servizio” finiti in carcere militare. E nelle Banca agricola di San Marino trovavano ospitalità i miliardi di Umberto Orio, narcotrafficante, il corrispondente in Lombardia dei signori della cocaina colombiani. Perché, si è chiesto il pool, tanta simpatia per le banche della minuscola città-Stato? Così si è scoperto che la convenzione bancaria tra l’ Italia e San Marino è sostanzialmente lettera morta, da sempre. Da due giorni, funzionari dell’ Ufficio Italiano Cambi restano chiusi negli uffici della Procura milanese, per concordare con il pool le contromosse. Per il momento, comunque, il dottor Montanari ha declinato l’ invito a presentarsi. Il suo difensore, il penalista napoletano Gustavo Panzini, ha inviato una memoria difensiva: c’ è scritto che a portare a San Marino i Cct non fu la Fininvest ma un intermediario, e che della provenienza lecita o illecita dei titoli la banca non ha mai saputo nulla. Nel caso che la Procura abbia domande più precise da fargli, Montanari fa sapere di essere a disposizione: con i limiti, naturalmente, del segreto bancario di San Marino. – di LUCA FAZZO

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