Conti svizzeri e parcelle in nero le ammissioni del Cavaliere

Pubblicato: novembre 15, 2009 in attualità
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Le dichiarazioni di Lussemburgo sono una novità
sui passaggi di denaro Fininvest-Previti-Squillante

Conti svizzeri e parcelle in nero
le ammissioni del Cavaliere

di MARCO TRAVAGLIO

ROMA – “Ci sarà da divertirsi”, annuncia Silvio Berlusconi in vista della seconda puntata delle sue “dichiarazioni spontanee”, previste al processo-stralcio per l’11 giugno. Ed è probabile che sia così, dopo le singolari dichiarazioni dell’altroieri in Lussemburgo, poi subito rettificate in serata. Per la prima volta, dopo otto anni di inchiesta e 38 mesi di dibattimento, il Cavaliere ha parlato del vero oggetto del processo: non il prezzo della Sme, ma l’eventuale prezzo di due giudici, Squillante e Verde. E soprattutto il clamoroso bonifico di 434.404 dollari, che il 6 marzo ’91 passa dal conto Polifemo (Fininvest) al Ferrido (Fininvest) al Mercier (Previti) al Rowena (Squillante). Berlusconi in parte rivela particolari inediti, in parte smentisce se stesso, in parte entra in rotta di collisione con le carte bancarie agli atti del processo.

Una banca in tribunale. “C’era una organizzazione che fungeva da banca, e che serviva tutti coloro che frequentavano il palazzo di Giustizia di Roma” (Ansa, 24 maggio, ore 18.37). “Il signor Pacifico eserceva un servizio finanziario per conto di clienti tra i quali diversi professionisti e magistrati. Questi servizi utilizzavano operazioni di compensazione in dare e in avere tra i vari clienti” (Ansa, 24 maggio, ore 22.23). L'”organizzazione” era dunque Pacifico. Il quale, al processo, ha specificato quale “servizio finanziario eserceva”: trasportava di qua e di là dalla frontiera svizzera miliardi su miliardi per conto di amici, avvocati e almeno quattro giudici. Attività vietata fino al 1989 sotto il profilo valutario, e tuttoggi illegale sotto il profilo fiscale per le somme non dichiarate. Improbabile che lo facessero “tutti” . Quelli che risultano averlo fatto (e l’hanno anche ammesso) sono imputati a Milano.

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Parcelle in nero. “A un certo punto Fininvest ha continuato a pagare le parcelle per il lavoro estero allo studio Previti: quei 500 milioni sono stati uno dei tanti pagamenti… Noi abbiamo versato a una banca” . Attenti a quel “noi”. Dal 1995, quando il pool di Milano cominciò a indagare su All Iberian, la società-madre del sistema off-shore del gruppo Berlusconi, la cosiddetta “Fininvest parallela”, Berlusconi e i suoi portavoce hanno sempre negato di avervi a che fare. Anche perché da quei conti partirono anche i 23 miliardi finiti sui depositi personali di Bettino Craxi. Ma il Cavaliere niente, tetragono dinanzi a ogni accusa di falso in bilancio: “All Iberian? Mai conosciuta” (7-12-2000). Ora, all’improvviso, indietro tutta. Tre auto-smentite in un colpo solo: i conti Polifemo e Ferrido, e dunque la Fininvest occulta, sono roba sua; Previti veniva pagato con oltre 10 miliardi in nero, estero su estero (con conseguente evasione fiscale, sia di Previti sia di “noi” , cioè Berlusconi e sue aziende); i bilanci Fininvest erano falsi, visto che quelle “parcelle” non furono registrate.

Le spese di Cesare. “Se questi soldi fossero andati a Squillante, non li avrebbe ricevuti Previti, che invece ha dato prova di averli ricevuti, di averli spesi. Ci sono tutte le prove per tabulas”. Ancora sui 500 milioni (434.404 dollari) targati Fininvest del 6 marzo ’91, operazione con riferimento in codice “Orologio”. Previti dice che Pacifico glieli portò in contanti in Italia, per le sue spese; e ne versò poi altrettanti a Squillante per fatti suoi. Ma Dionigi Resinelli, il vicedirettore della sua banca, la Darier Hentsch di Ginevra, giura in tribunale che Squillante aspettava con ansia quel denaro: “Mi aveva preannunciato l’arrivo dell’importo dalla Darier Hentsch (cioè da Previti). In precedenza avevamo concordato il riferimento Orologio” . E poi il riferimento per le “compensazioni” di Pacifico era “Oceano” . Solo quella volta Previti usò “Orologio” . Perché quel bonifico era per un altro: Squillante. Che infatti ricevette la somma nel giro di un’ora. Ora Berlusconi sostiene che Previti ha documentato spese per 500 milioni. Ma non è così: l’avvocato porta “pezze d’appoggio” originali, del 1991, per spese inferiori ai 30 milioni. Per il resto, solo dichiarazioni di artigiani, muratori, antiquari e personaggi vari che oggi dicono di ricordare di aver avuto soldi da Previti nel ’91 per un totale di 500 milioni. Una sorta di autocertificazione a posteriori. Senza alcuna prova che i 500 milioni fossero gli stessi del triangolo Polifemo-Ferrido-Mercier.

Prove sparite e false. “Una parte della magistratura nasconde prove a favore, crea prove false” . Le presunte “prove a favore” sono gli interrogatori dei giudici D’Angelo e Casavola. Ma nessuno li ha “nascosti”: noti in copia al processo Sme, fanno parte di un altro procedimento, a carico di Squillante, a Perugia. La cosiddetta “prova falsa” è la famigerata bobina del bar Mandara, su cui indaga la Procura di Perugia su denuncia di Previti e Squillante, per una presunta manipolazione. Comunque non contiene accuse a Previti e Berlusconi. E con l’eventuale manipolazione la “magistratura” non c’entra: a Perugia non c’è alcun magistrato indagato.

(26 maggio 2003)

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