“DOLLARI IN NERO A WEAH DALLE CASSE FININVEST”

Pubblicato: novembre 15, 2009 in attualità
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(Corriere della Sera 12 ottobre 2005)

“DOLLARI IN NERO A WEAH DALLE CASSE FININVEST”

La Procura di Milano: manovre gestite da società off-shore di Berlusconi
Nel ’96 versamenti al calciatore su un conto svizzero

“Io voglio bene a Berlusconi e gli sono riconoscente”. Anche oggi che corre per diventare presidente della Liberia, promettendo un futuro “senza guerre e senza corruzione” ai più poveri concittadini africani, George Weah non dimentica il debito di gratitudine verso il Cavaliere rossonero, che come lui ha fatto del calcio una bandiera vincente anche per scendere in campo nella politica, e che ora ne ricambia la stima: “Alle elezioni tifo per lui”. Con il Milan l’ex centravanti di Monrovia ha vinto due scudetti e un Pallone d’oro, che gli sono valsi ricchi stipendi (5 miliardi di lire l’anno), spesi anche per generosissime iniziative umanitarie in Africa.

Ma a Silvio Berlusconi secondo i nuovi atti che la Procura ha depositato per il primo processo sui diritti tv e sui bilanci di Mediaset, lo legherebbe anche un bonifico mai dichiarato prima, nè al fisco italiano nè agli elettori liberiani. Seicentomila dollari che nel febbraio 1996, a metà della sua prima stagione rossonera, escono da un deposito bancario delle Bahamas, che ora l’accusa attribuisce a Berlusconi, per finire su un conto svizzero intestato proprio a lui: George Manneh Weah, nato in Liberia il 1° ottobre 1966, “professione calciatore”. Le carte giudiziarie raccontano, in pratica, la storia di un’evasione fiscale internazionale, che però non è perseguibile. I trattati con la Svizzera, infatti, vietano all’Italia di usare le rogatorie giudiziarie per provare reati tributari. Weah, dunque, non è neppure indagabile per l’eventuale evasione milanista. Queste e molte altre rogatorie saranno però utilizzate dal pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo per chiedere al giudice Fabio Paparella, a partire dal 28 ottobre, di rinviare a giudizio Berlusconi con altri 15 imputati per falso in bilancio “dal 1995 al maggio 2000”, frode fiscale e appropriazione indebita.

Secondo la tesi dell’accusa, Berlusconi avrebbe “occultato” su una rete di conti esteri riservati, intestati a società off-shore, “oltre 280 milioni di euro”. Soldi accumulati dal gruppo Fininvest/Mediaset con un giro di compravendite internazionali, ritenute fittizie, dei “diritti tv”: soprattutto licenze di trasmettere film americani sulle reti italiane. Con questa rete di conti esteri sarebbero state “evase imposte per 124 miliardi di lire”. E almeno 103 miliardi sarebbero stati prelevati in contanti da fiduciari di Berlusconi: la quota dei fondi neri aziendali messa a disposizione dal presidente per spese riservate.

I soldi finiti a Weah sono solo un centesimo del totale dell’appropriazione indebita contestata al Cavaliere, ma l’origine e la destinazione illuminano lo schema dell’accusa. L’ordine di versare i 600 mila dollari parte il 7 febbraio ’96 da una società di Panama, la Scarlett International Overseas Corporation, che ha un conto alla Finter Bank & Trust di Nassau: la lettera però è scritta tutta in italiano, mentre quel deposito 90527 delle Bahamas risulta gestito da Carlo Rossi Scribani, uno dei fiduciari ora imputati di riciclaggio dei presunti fondi neri Fininvest/Mediaset. L’indomani, 8 febbraio, la Finter Bank esegue l’incarico versando 600 mila dollari sul conto 597472 alla Sbs di Ginevra. I pm milanesi hanno ottenuto dalla Svizzera, per rogatoria, l’atto di apertura di questo deposito: il “titolare” è George Weah, che ha firmato le carte e lasciato una fotocopia del suo passaporto liberiano. Dai nuovi atti la Procura ricava altri pagamenti collegabili al Milan. Nel gennaio ’95 la solita Scarlett, attraverso lo stesso conto delle Bahamas, ordina di “effettuare un bonifico di 250 mila dollari a favore di Oscar Washington Tabarez”, sul deposito 222596.4 al Banco Exterior di Montevideo. Il nome corrisponde all’allenatore uruguayano assunto nel maggio ’95 ed esonerato nel gennaio ’96 dal Milan: potrebbe trattarsi di un anticipo esentasse. Altri 300 mila dollari vengono bonificati, sempre dal deposito Scarlett/Finter a “Giuseppe Damiani” sul conto “Flip” della Sbs di Lugano. L’omonimo ex calciatore, soprannominato “Oscar” e “Flipper”, è rimasto nell’ambiente come procuratore (fu lui a portare al Milan il portiere Dida). E proprio ieri Damiani è stato interrogato in procura come testimone.

Versamenti fuori bilancio per Il calcio erano stati contestati già nelle prime indagini su Berlusconi, che nel gennaio ’97 replicava con sicurezza: “Nessun fondo nero nè al Milan nè alla Fininvest”. La Procura, al contrario, imputava al gruppo di aver versato, tra Il ’92 e il ’94, oltre 122 millardi di lire su conti esteri attribuitI a famosi calciatori: un’accusa di evasione fiscale che, tra l’altro, convinse gli assi olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten a patteggiare, mentre Berlusconi e Adriano Galliani hanno poi beneficiato della prescrizione grazie alla legge del 2001 sul falso in bilancio.

Le nuove norme hanno garantito la stessa “estinzione del reato” anche per i 10 miliardi in nero versati dal Milan per comprare l’attaccante Lentini dal Torino: proprio ieri (mentre Berlusconi attende l’appello) la Cassazione ha reso definitiva la prescrizione anche di questo falso in bilancio per l’allora avvocato e oggi onorevole Massimo Maria Berruti e per lo stesso Galliani, ora presidente della Lega Calcio.

PAOLO BIONDANI

LUIGI FARRARELLA

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