Archivio per la categoria ‘berlusconi all'estero’

articolo originale:

http://italiadallestero.info/archives/6259

 

[The Guardian] Editoriale. Se fosse indetto un concorso per scegliere il politico più sessista d’Europa, senza dubbio vincerebbe Silvio Berlusconi. Fu proprio lui a definire la squadra di governo spagnola, composta in egual numero da uomini e donne, “troppo rosa”. E fu sempre Berlusconi ad affermare che non ci sono abbastanza soldati nell’esercito per prevenire gli stupri, dal momento che le donne italiane sono troppo belle; suggerì che le aziende straniere si stabilissero in Italia, dove avrebbero trovato le segretarie più attraenti del mondo. E, se qualcuno dovesse obbiettare che queste sono solo parole – innocue battute, per dirla con il presidente stesso – anche il suo atteggiamento nei confronti delle donne è stato ampiamente criticato, non per ultimo da sua moglie. Così sarebbe opportuno che un crescente scandalo che coinvolge una serie di donne giovani e belle causasse un certo imbarazzo, e forse qualcosa di più ad un leader che, fino a questo momento, ha continuato a sperare che l’attenzione rimanesse focalizzata sui suoi doveri di uomo di stato, come anfitrione del G8 del mese prossimo. Quando sua moglie annunciò di volere il divorzio, annoverando tra le motivazioni anche la relazione tra il Presidente e la modella diciottenne Noemi Letizia, Berlusconi prese la solita via di fuga – alternando battutine sprezzanti a veri e propri attacchi alla stampa, e rifiutando nel frattempo di rispondere a qualsiasi domanda – e per un momento sembrò che potesse cavarsela così. Ora gli sono state mosse nuove accuse riguardo la presenza continua di altre ragazze a feste esclusive organizzate nella villa di Berlusconi. Ha l’aria d’essere più un’infatuazione che una scappatella. Il suo atteggiamento verso le donne è solo una tra le miriadi di motivazioni per cui gli italiani non avrebbero dovuto eleggere per ben tre volte Berlusconi. Il rifiuto di riconoscere un conflitto tra i suoi interessi di imprenditore e di magnate dei media con la sua posizione politica, i ripetuti attacchi al parlamento e alla magistratura, l’uso della maggioranza di governo per ottenere immunità giudiziaria, il fallimento nel combattere la malavita organizzata, la sua pessima politica economica e le riforme illiberali che sta progettando sono tutte ragioni che competono per il primo posto. Ma il successo di Berlusconi, tristemente, è conseguenza piuttosto che causa, del crollo del sistema politico italiano, un crollo che ha fatalmente indebolito sia la sinistra sia il centro, lasciando libero il campo a opportunisti e xenofobi. E’ una tragedia che l’inchiesta giudiziaria mani pulite, che negli anni ‘90 sembrava promettere un grande rinnovamento della classe politica italiana, abbia invece condotto il Paese a questo punto. La promessa fatta da Berlusconi per le elezioni di quest’anno – di riportare l’Italia alla stabilità –, non significa altro che l’Italia e il resto dell’Europa dovranno sopportarlo ancora per un po’. [Articolo originale “Italy: Berlusconi’s Way”]

articolo originale:

http://fendente.splinder.com/post/21253637/Guardian:+gli+affari+di+Ghedda

 

LONDRA – Ci sarebbe qualcosa di più dei reciproci vantaggi politici, nell’amicizia tra il primo ministro italiano e il leader libico: tra i due esiste “un altamente discutibile comune interesse negli affari”. Così scrive il Guardian, in un articolo che, andando a scavare dentro una serie di operazioni finanziarie, accusa Berlusconi di un “decisamente sconcertante conflitto d’interessi, da aggiungere ai tanti che egli ha già in Italia”. Il quotidiano londinese titola il suo scoop “La Gheddafi-Berlusconi connection”: in realtà le notizie in questione erano già circolate nel nostro paese, anche se nessun organo d’informazione le aveva trattate con particolare attenzione, mentre secondo il Guardian si tratta di una faccenda che “meriterebbe la prima pagina in qualsiasi giornale europeo”. Le rivelazioni fatte dal giornale di Londra contengono inoltre, secondo quanto appurato da Repubblica, un errore; ma una “connection d’affari” tra Berlusconi e Gheddafi indubbiamente esiste. Il Guardian scrive che in giugno, come riportato “da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor”, una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. Lafitrade è controllata da Lafico, il braccio d’investimenti della famiglia Gheddafi. E l’altro partner di Ben Ammar nella Quinta Comunication è, “con circa il 22 per cento” del capitale scrive il Guardian, una società registrata in Lussemburgo di proprietà della Fininvest, la finanziaria di Berlusconi. Il quotidiano londinese aggiunge un altro motivo di conflitto d’interesse: il fatto che Quinta Comunication e Mediaset, ossia l’impero televisivo di Berlusconi, possiedono ciascuna il 25 per cento di una nuova televisione via satellite araba, la Nessma Tv, che opera anche in Libia, sulla quale il colonnello potrebbe esercitare influenza attraverso la quota che ha rilevato nella Quinta Comunication. Interpellato da Repubblica, Ben Ammar ha spiegato ieri che Nessma Tv è di proprietà sua, al 25 per cento, di Mediaset per un altro 25 e di due partner tunisini per il restante 50. L’ingresso di Gheddafi in Quinta Comunication, ha aggiunto, è avvenuto nell’ambito di un aumento di capitale ma solo perché interessato alla produzione di film sul mondo arabo. Quindi solo progetti cinematografici. E l’aumento di capitale non è ancora concluso, ma al termine dell’operazione il Colonnello dovrebbe avere una quota del 10 per cento. Il Guardian sottolinea comunque il fatto che il legame d’affari tra Gheddafi e Berlusconi rappresenta un conflitto d’interessi: i negoziati tra i due paesi su immigrazione, compensazioni coloniali, investimenti, la visita del premier italiano a Tripoli alla vigilia delle celebrazioni per il quarantennale della presa del potere da parte del colonnello, sarebbero solo una parte della storia, se “i due leader sono connessi da qualcosa di più della convenienza politica”. E il quotidiano londinese si meraviglia che sulla stampa nessuno abbia finora “richiamato l’attenzione” su questo collegamento. Sulla Berlusconi-story ieri è tornato anche un altro giornale britannico, il Financial Times, parlando di due libri usciti recentemente in Italia sul premier, Il sultanato di Giovanni Sartori e Papi di Gomez, Lillo, Travaglio. Il quotidiano della City ne trae questa conclusione: “Il Sultano di Roma ha avuto una torrida estate. Quando comincerà la nuova stagione politica, sapremo quanto è stato danneggiato e se sia possibile che venga rimpiazzato, dalla sinistra o più probabilmente da uno dei suoi alleati”. http://laltranotizia1.blogspot.com/2009/09/gheddafi-berlusconi-connection-ecco.html

articolo originale:

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-25/rassegna-5-settembre/rassegna-5-settembre.html

 

LONDRA – Un ampio articolo su Berlusconi appare oggi sul Financial Times: una recensione di due libri pubblicati di recente in Italia, “Il sultanato” di Giovanni Sartori, e “Papi – uno scandalo politico”, di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio. “When in Rome, do as the Romans do”, dice il proverbio inglese, quando sei a Roma, fai come i romani, e alludendo a questo motto popolare il quotidiano finanziario titola: “Quando sei a Roma, fai quello che dice Silvio Berlusconi”. Il recensore, John Lloyd, membro della direzione del FT (e collaboratore di Repubblica), riassume così il senso dei due libri: “Il Sultano di Roma, al di sopra della legge, insofferente alle limitazioni, senza paura di alcuna opposizione, ha avuto una torrida primavera ed estate. Quando comincia la nuova stagione politica, vedremo quanto è stato danneggiato (da quanto è accaduto) e se sarà possibile che egli venga rimpiazzato, o dalla sinistra o più probabilmente da uno o l’altro dei suoi alleati di destra”. Sul caso Berlusconi ritorna anche il quotidiano spagnolo El Pais, pubblicando una lunga intervista al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, nella quale Mauro afferma che il premier italiano aspira al potere assoluto e “usa il suo impero mediatico per tappare la bocca ai suoi nemici”. Si tratta, osserva nell’intervista il direttore del nostro giornale, “di una battaglia per la libertà. Esiste in Italia una normale relazione tra la stampa e il potere? Si può criticare il primo ministro o no?”, e aggiunge che il presidente del Consiglio sta “gravemente danneggiando l’immagine del paese”. E in un altro articolo sul tema, il quotidiano spagnolo parla anche delle voci di una possibile vendita del Milan a Gheddafi, riportate anche dalla Voz de Galicia e altri giornali. In Francia, Le Monde continua a riferire di “imbarazzo” nella Chiesa cattolica per il comportamento del primo ministro italiano, non solo riguardo alla sua vita privata ma anche sui temi dell’immigrazione; e un secondo articolo, sempre sul quotidiano francese, riferisce delle secche risposte del presidente della Commissione Europea a Berlusconi sulla Ue, dopo che il nostro premier avrebbe voluto “zittire” commissari e portavoce sui problemi dell’immigrazione. La Tribune de Geneve e l’Irish Times si occupano del documentario “Videocracy” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, notando che il film “critica il pesante controllo di Berlusconi sui media” e il modo in cui questo influenza il paese. E la storia del caso Feltri-Boffo arriva fino in Australia, dove il Sidney Morning Herald dedica un servizio allo “storico e potenzialmente disastroso scisma tra la Chiesa e il governo” di centro-destra italiano. (5 settembre 2009)

articolo originale:

http://www.corriere.it/politica/09_settembre_20/berlusconi_estero_a2716cbe-a5ef-11de-a2a4-00144f02aabc.shtml

 

EL PAIS – «L’Italia inizia a preparare il «giorno dopo di Berlusconi»

 scrive invece El Pais in una corrispondenza da Roma. «Che il declino di Berlusconi sia evidente, non ne dubita nessuno, in Italia e soprattutto fuori» sostiene il quotidiano spagnolo Il servizio è affiancato da un’intervista a Dario Fo, premio Nobel per la Letteratura, intitolata: «Ha perso il senso della misura, è un caso clinico». Il corrispondente di El Pais ha anche raccolto l’opinione del presidente dell’Ansa Giulio Anselmi, secondo il quale « la fase finale del berlusconismo è cominciata» ed «i sondaggi mostrano che l’idillio con gli italiani si è sgonfiato». «Il problema – aggiunge Anselmi – è che nessuno può dire quanto durerà questa fase». El Pais rileva poi che da ottobre 2008 Berlusconi ha perso 21 punti nei sondaggi ed osserva che «gli elettori chiesero alle urne stabilità e sembra che ora si sentano traditi per l’acuta divisione che si è aperta nella destra, soprattutto a causa degli attacchi de il Giornale, il quotidiano della famiglia Berlusconi, contro i critici che in teoria gli sarebbero più vicini » come l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, e Gianfranco Fini. «La sensibilità degli italiani verso la libertà di stampa – dice ancora Anselmi – è sempre stata scarsa, però oggi stiamo vivendo la situazione di maggiore tensione che io ricordì: se i suoi attacchi contro la stampa avessero avuto luogo negli Usa o in Inghilterra ci sarebbe stata una rivoluzione». «Nello stesso tempo non c’è una alternativa chiara di governo nè nel suo partito nè nell’opposizione e questo fa pensare – osserva infine Anselmi – che se non avrà nuovi problemi personali, Berlusconi porterà a termine la legislatura». L’Italia, conclude El Pais, «è un paese imprevedibile nel quale tutto può succedere».

articolo originale:

http://www.corriere.it/politica/09_settembre_20/berlusconi_estero_a2716cbe-a5ef-11de-a2a4-00144f02aabc.shtml

 

Dal sito del Guardian GUARDIAN – «Dopo un’ estate in cui Silvio Berlusconi è stato varie volte accusato di “frequentare minorenni”, di dormire con prostitute e di dare viziosi party nella sua villa in Sardegna, è giunto il momento della reazione femminista». L’Observer, inserto domenicale del quotidiano britannico The Guardian, torna sul caso Berlusconi-D’Addario. L’articolo, intitolato «Il “sessista” Berlusconi affronta il boomerang della rabbia delle italiane», prende spunto da un breve documentario, «Il Corpo delle donne», apparso su web e visto «da più di mezzo milione di persone» che «è un’aspra critica al sessismo quotidiano che caratterizza la tv commerciale italiana». Secondo l’Observer infatti, «il bersaglio» di questa «rivolta» femminista, «non è solo Berlusconi ma la cultura diffusa di un paese in cui un premier può sopravvivere a simili accuse». Un femminismo che, scrive l’Observer, è partito quest’ estate dalle docenti universitarie e ora sta «montando fuori dai corridoi degli atenei». Così, «mentre giudici, senatrici, suore, storiche e donne d’affari hanno fatto circolare due petizioni per la fine del sessismo in tv, la Corte europea dei diritti dell’uomo dovrà decidere se Berlusconi potrà essere sanzionato per sessismo dopo che due politiche, Donata Gottardi e Anna Paola Concia, hanno adito alla Corte per le ripetute dichiarazioni irrispettose della vita e della dignità delle donne». The Observer pubblica anche un commento della collega Maria Laura Rodotà che sul Corriere della Sera ha pubblicato una “Lettera aperta alle donne” cui è seguito un ampio dibattito sul forum Avanti Pop.