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http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/11/02/fininvest-altri-undici-conti.html

Fininvest, altri undici conti

Repubblica — 02 novembre 2005   pagina 26   sezione: CRONACA

MILANO – La procura della Repubblica di Milano ritiene di avere individuato altri undici conti correnti utilizzati nel corso degli anni dal management di Fininvest e Mediaset, con la regia di Silvio Berlusconi, per smistare i fondi sottratti alle casse del gruppo del Biscione. Percorrendo a ritroso i flussi finanziari individuati nel corso dell’ indagine, i pm Alfredo Robledo e Fabio De Pasquale hanno scoperto che oltre ai sette conti cifrati già individuati in Svizzera, ad essere in qualche modo collegati alla rete della contabilità occulta di Fininvest erano anche altri undici conti: dieci di questi in Svizzera, uno in Liechtenstein. I due pm hanno già chiesto ai colleghi della Procura di Berna la loro assistenza per individuare le persone che nel corso degli anni aprirono i conti. Non si tratta di un semplice allargamento delle scoperte realizzate individuando i sette conti della settimana scorsa. In quell’ occasione, Mediaset aveva fatto sapere che né l’ azienda né personalmente Berlusconi si erano mai occupati di conti svizzeri, e che era quindi verosimile che i conti appartenessero a intermediari o dirigenti che si erano occupati nel corso degli anni della compravendita dei diritti di trasmissione in tv dei film delle major hollywoodiane. In particolare, gli oltre cento milioni di dollari scoperti sul conto di Frank Agrama, il principale intermediario di diritti tra Hollywood e Fininvest, farebbero parte del tesoro personale di Agrana, accumulato, in modo più o meno lecito, commerciando in diritti televisivi con il gruppo del Cavaliere. Altri conti, con importi minori, apparterrebbero a manager Fininvest «infedeli» che avrebbero raccolto nel corso degli anni ricche provvigioni sottobanco dalle major americane. Gli ultimi conti localizzati in Svizzera e Liechtenstein si prestano difficilmente, secondo la procura milanese, ad offrire a Berlusconi vie d’ uscita così indolori. Gli investigatori ritengono che possa trattarsi di conti aperti in anni non recenti da intermediari svizzeri direttamente per conto del Cavaliere. Nel frattempo Mediaset interviene sulla vicenda facendo sapere che «gli undici conti correnti non sono riconducibili nè direttamente nè indirettamente a Mediaset. Quanto agli altri sette conti, la loro esistenza non è stata stabilita da perquisizioni presso Mediaset o società collegate, ma è il risultato scaturito da rogatorie internazionali» – LUCA FAZZO

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articolo originale:

http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2007/02/23/5463935-LODO-MONDADORILA-SENTENZA.shtml

Milano, 23 febbraio 2007 – Cesare Previti è stato condannato per il lodo Mondadori a 1 anno e 6 mesi di reclusione che si aggingono con il meccanismo della continuazione ai 6 anni di reclusione avuti per il caso Imi-Sir.

Stessa sorte per Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, 1 anno e 6 mesi in più. 2 anni e 9 mesi in più rispetto al caso Imi-Sir al giudice Vittorio Metta. La sentenza è stata emessa dai giudici della III sezione della Corte d’Appello di Milano dopo 5 ore di camera di consiglio.

“È un verdetto che non condividiamo nella maniera più assoluta e che speriamo di ribaltare in Cassazione”. È il commento di Giorgio Perroni, avvocato di Cesare Previti.

Alla base del processo sul Lodo Mondadori, un pacchetto di azioni in mano alla famiglia Formenton che passarono alla Fininvest grazie ad una sentenza della Corte d’Appello che, secondo l’accusa, sarebbe stata ‘aggiustata’.

Una storia di presunte sentenze comprate che avevano assegnato il gruppo editoriale di Segrate alla Fininvest, ai danni della Cir di Carlo De Benedetti. Lavicenda del lodo arbitrale sul contratto Cir-Formenton inizia nel 1989, quando tre arbitri vengono incaricati di dirimere la controversia, traCarlo De Benedetti e la famiglia Formenton, che riguardava la vendita alla Cir da parte di Formenton di 13milioni e 700mila azioni Amef(Arnoldo Mondadori Editoria Finanziaria) contro 6milioni e 350mila azioni ordinarie Mondadori.

Il lodo arbitrale fu favorevole alla Cir. Il 24gennaio 1991, però, la Corte d’Appello di Roma, presieduta dal giudice Valente e composta dai magistrati Vittorio Metta e Giovanni Paolini, dichiarò che l’intero accordo, e quindi il lodo arbitrale, era da considerarsi nullo. Da allora, le tappe dell’infinito processo, che peranni si è intrecciato a quello Imi-Sir, hanno visto sempre Cesare Previti respingere ogni accusa.

articolo originale:
http://www.amantea.net/Portale/index.php?option=com_content&view=article&id=670:la-fininvest-condannata-a-pagare-750-milioni-di-euro&catid=90:politica&Itemid=277

La Fininvest condannata a pagare 750 milioni di euro
Domenica 04 Ottobre 2009 19:56 Andrea
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Il Tribunale Civile di Milano pronunciandosi sulla vicenda del Lodo Mondadori ha condannato la Fininvest condannata a pagare 750 milioni di euro a De Benedetti. «Faremo subito appello», ha fatto sapere Fininvest alla luce della sentenza del Tribunale Civile di Milano sulla vicenda del Lodo Mondadori. I legali della società sono pronti a depositare un’istanza di sospensione dell’esecutività della sentenza con cui ieri il Tribunale ha condannato la società a versare, a titolo di risarcimento, quasi 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. È questa la decisione filtrata nelle ultime ore dal collegio di avvocati di Fininvest che depositeranno la richiesta sospensiva solo dopo la lettura delle motivazioni del provvedimento e che contano di avere in mano già domani mattina.

Così nei prossimi giorni il pool di legali della società di via Paleocapa dovrebbe depositare alla Corte di Appello civile l’istanza per bloccare l’esecutività della sentenza «con buone argomentazioni da spendere in punto di diritto». In attesa di conoscerne le motivazioni, la Fininvest ha ribadito in una nota «la correttezza del suo operato, la validità delle proprie ragioni e degli elementi che sono stati addotti per sostenerle», definendo il provvedimento «una sentenza profondamente ingiusta». In seguito alla sospensione si passerà subito alla fase due: l’impugnazione che riguarderà anche la condanna generica al risarcimento a Cir dei danni non patrimoniali che, come ha disposto il Tribunale, dovranno essere liquidati in un altro giudizio. I legali di Fininvest entrano nel merito della vicenda e la descrivono in questo modo: in una dichiarazione l’avvocato e professore Romano Vaccarella, ex giudice della Corte Costituzionale, è partito dal concetto di «perdita di chance di un giudizio imparziale» che è alla base del la decisione del risarcimento dovuto a Cir, per affermare:«Nel nostro caso anche se a conclusione di un processo che il giudice unico di Milano ritiene non imparziale, la Corte d’Appello di Roma emise una sentenza che diede torto alla Cir: se questa sentenza fosse ingiusta, il danno per la Cir deriverebbe dalla sentenza e non certamente dal fatto che il giudizio non è stato imparziale; se, invece, questa sentenza avesse dato giustamente torto alla Cir, non vi sarebbe alcun danno patrimoniale nonostante la non imparzialità del processo». In pratica, commenta Vaccarella, «la sentenza del giudice unico del Tribunale di Milano sembra abbia voluto eludere il nodo della causa: non potendo dire che il contenuto della sentenza che diede torto alla Cir è stato frutto di corruzione, riconosce un abnorme risarcimento per la perdita della possibilitá di un processo imparziale, anche se conclusosi con una sentenza che non si osa dire che abbia ingiustamente dato torto alla Cir. Insomma, la Cir aveva torto, ma ha perso la chance di farsi dare ingiustamente ragione, e quindi le va riconosciuto più di quello che avrebbe ottenuto se avesse davvero avuto ragione!». Nel frattempo la vicenda ha già acceso il dibattito politico, in apertura di una settimana critica in quanto c’è la Corte Costituzionale che si dovrà pronunciare sul Lodo Alfano. La condanna ha portato a una levata di scudi da parte del Pld che sta pensando a una manifestazione popolare ritenendo che il verdetto sia un attacco «concentrico» al premier sferrato da «precisi settori politici e finanziari», ha detto Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Popolo delle Libertà. «Si apre una settimana nella quale qualcuno coltiva la speranza di una manovra a tenaglia contro Silvio Berlusconi – ha aggiunto Daniele Capezzone, portavoce del Pdl -. Il primo tempo si è consumato ieri con il verdetto di primo grado sul Lodo Mondadori, il secondo tempo si compirebbe con il giudizio della Consulta sul Lodo Alfano. Obiettivi? Per un verso un colpo violento contro Fininvest e Mediaset, e per altro verso un colpo altrettanto pericoloso contro il Governo. Ci sono ambienti che puntano su questo combinato disposto per tentare di sovvertire le decisioni politiche liberamente e democraticamente prese dagli elettori, che hanno scelto Berlusconi e il Pdl. Ma chi ha queste mire si illude: il Governo è saldissimo, e gli italiani non hanno alcuna intenzione di farsi scippare dai soliti ambienti che puntano al potere anche senza avere il consenso popolare». Non si fa attendere la risposta dell’opposizione: «Urla scomposte. Gridare al complotto o alla giustizia a orologeria, ogni qual volta avvengono sentenze non gradite al premier, è tipico di chi ha una concezione del diritto e dello Stato al quanto pericolosa – afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Pdci -. Dal Pdl meno senso del ridicolo e più serietà non guasterebbe».

Staff Amantea net